monday outlook | 03 09 ‘18

Con la fine delle ferie estive e la ripresa di settembre si apre un nuovo anno di lavoro per il nostro Paese. Che cosa abbiamo ai blocchi di partenza e che cosa possiamo legittimamente aspettarci per i prossimi mesi? I fenomeni da tenere sotto osservazione sono la decelerazione della crescita economica a livello internazionale e nazionale, l’aumento del debito pubblico, l’aumento dello spread, la fine delle politiche espansive della Banca Centrale Europea, con il conseguente peggioramento delle condizioni del credito a imprese e famiglie, il pericolo dell’aumento dell’IVA, l’instabilità della situazione politica. La crescita economica si sta riducendo ovunque nel mondo. In Italia la spinta prodotta a seguito della ripresa del 2017 e dei primi mesi del 2018 si è ormai del tutto esaurita. Nel secondo trimestre del 2018 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Lo ha rilevato l'Istat confermando il rallentamento rispetto alla crescita dello 0,3% trimestrale registrata nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2018. Sempre secondo le stime preliminari dell’Istat a fronte di una riduzione della crescita economica, nel mese di agosto è stata rilevata una accelerazione dell’inflazione: i prezzi al consumo hanno fatto registrare un aumento dello 0,5% su base mensile e dell'1,7% su base annua (da +1,5% di luglio), fatto questo che non contribuisce certo ad un miglioramento dell’andamento dei consumi.
Ad agosto è peggiorato anche il clima di fiducia di famiglie e imprese. L’indice di fiducia delle imprese dei servizi, comunque ancora elevato, è risultato in calo non solo rispetto al luglio 2018 ma anche rispetto all’anno precedente.

La disoccupazione italiana resta molto al di sopra rispetto ai livelli del 2007, ossia prima della crisi, ed al di sopra della media europea. Alla fine dell’estate del 2018 il nostro Paese si presenta con gravissime carenze strutturali: la tragedia del crollo del Ponte Morandi ha messo in evidenza con tutta la sua drammaticità non solo la debolezza delle nostre infrastrutture, ma anche come sia andata sfarinandosi nel tempo la filiera della governance per quanto concerne la gestione delle opere di pubblica utilità: quanto il peso dei ritardi, delle decisioni non prese e delle responsabilità non assunte abbia inciso, anche purtroppo in termini di perdita di vite umane, sullo sviluppo del Paese. Il quadro è ulteriormente complicato dall’aumento del debito pubblico e dello spread: a fronte di un Governo costretto a proporre interessi molto più alti rispetto al passato per riuscire a vendere i titoli di stato, si registra un aumento degli investitori stranieri che liquidando i propri investimenti in Italia (a vantaggio dei paesi del Nord Europa) ritenendo instabile la situazione finanziaria italiana.

Che cosa ci attende per l’autunno del 2018. Gli appuntamenti più importanti hanno a che fare con il rilascio da parte del Governo della “Nota di aggiornamento del Documento di economia e Finanza” (e della successiva “Legge di bilancio”) e con il disinnesco delle clausole di salvaguardia che comporterebbero un aumento automatico dell’IVA. Le decisioni del Governo saranno chiamate a conciliare quanto previsto dal “Contratto di Governo” in tema di politica fiscale e riforme strutturali (reddito di cittadinanza, flat tax, revisione della Legge Fornero) con le coperture disponibili. Evitare l’aumento dell’IVA si rivelerà dirimente ai fini della crescita del Paese, un eventuale sciagurato aumento dell’IVA determinerebbe una ulteriore riduzione della domanda, con danni gravissimi per l’economia nazionale ed il bilancio delle famiglie.

Ciò di cui l’Italia, la settimana economia del mondo, ha bisogno è l’aprirsi di una nuova stagione all’insegna della riduzione dell’incertezza: nemico potente della crescita economica, della ricchezza delle nazioni e della felicità dei cittadini. Una stagione basata sulla concretezza di decisioni attuabili, razionali, in grado di potere essere “messe a terra” in tempi brevi e di restituire quella fiducia della quale famiglie e imprese hanno bisogno per ricominciare ad investire e a spendere.

 

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