monday outlook | 11 2 ‘19

La Banca centrale europea ribadisce che le informazioni più recenti "seguitano a indicare un'evoluzione più debole rispetto alle attese" dell'economia, a riflesso di una domanda estera più flebile e di alcuni fattori specifici. Tra questi ultimi "il clima di fiducia", che secondo l'istituzione monetaria "risente delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo". E particolari preoccupazioni sono quindi derivanti dalla questione Brexit e anche dai danni che questa potrebbe provocare alla produzione tedesca, che ha da poco registrato il calo più intenso dal 2012.

Per quanto riguarda l'economia italiana, è scritto nelle Previsioni d’Inverno della Commissione Europea, questa ha iniziato a perdere slancio all'inizio del 2018, a causa di un più ampio rallentamento dell'area dell'euro e ha subito una contrazione nella seconda metà dell'anno. Il PIL reale è sceso dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2018, dopo una diminuzione dello 0,1% nel trimestre precedente. Mentre il rallentamento iniziale era in gran parte dovuto al commercio mondiale meno dinamico, il recente rallentamento dell'attività economica è più attribuibile alla debolezza della domanda interna, in particolare degli investimenti, poiché l'incertezza legata all'orientamento politico del governo e l'aumento dei costi di finanziamento hanno pesato.

Secondo il Ministro dell’Economia Tria, intervenuto alla Camera dei deputati, il taglio della previsione è spiegato per 0,6 punti dai dati peggiori del previsto per la seconda metà 2018 e per solo 0,4 punti da una valutazione meno ottimistica del profilo trimestrale di crescita nel 2019. La commissione è quindi solo lievemente meno ottimista sulla crescita futura e ha solo preso atto dell'inatteso peggioramento ciclo economico sul finale del 2018. Inoltre, ha sottolineato il ministro i fattori negativi non appaiono destinati a perdurare ed esistono le possibilità per una graduale ripresa della crescita economica nel 2019. In sostanza, più che una recessione, dice Tria, questa in Italia è una “battuta d’arresto”.


A sancire questa battuta d’arresto arriva anche il dato Istat sulla produzione industriale che a dicembre segna, rispetto a novembre, un calo dello 0,8. Spiega l’Istituto che si tratta della quarta contrazione consecutiva. È un allarme sulle serie difficoltà della tenuta economica del Paese. Su base annua l'indice corretto per gli effetti di calendario risulta in ribasso del 5,5% (dato corretto per gli effetti di calendario). Si tratta della diminuzione tendenziale più accentuata dal dicembre del 2012, ovvero da sei anni. In ribasso anche il dato grezzo (-2,5% su base annua). La flessione è diffusa a livello settoriale. Dopo il punto di massimo di dicembre 2017, in tutti i trimestri del 2018 la produzione ha registrato, al netto della stagionalità, flessioni congiunturali, con un calo più marcato nell’ultimo trimestre. Ciononostante, nel complesso dell’anno i livelli produttivi risultano in moderata crescita, grazie all’effetto di trascinamento dovuto al positivo andamento dell’anno precedente. Sempre in media annua, si rileva una dinamica positiva per i beni strumentali e per quelli di consumo, mentre sono in flessione i beni intermedi e l’energia.

Altro importante indicatore del momento economico che stiamo vivendo è quello fornito dall’Osservatorio congiunturale dei Trasporti Conftrasporto-Confcommercio, anche su dati Format Research, che evidenzia per il 2018 il calo del traffico di merci e passeggeri.

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