monday outlook | 04 3 ‘19

Il secondo vertice tra Donald Trump e Kim Jong-un non ha scaturito gli effetti sperati. Nonostante le dichiarazioni ottimistiche dei due leader, l’incontro si è concluso con un nulla di fatto che rischia di instradare il ritorno di forti tensioni politiche tra i due stati, con tutte le conseguenze, anche economiche, che potrebbero derivarne. Si aggiunga a ciò il fatto che l’economia USA sta frenando il passo: la crescita, rispetto al 3,4% dei precedenti tre mesi e al 4,2% del secondo trimestre 2018, si è attestata al 2,6% (QUI).

A conferma del deterioramento della situazione economica internazionale, ed europea in particolare, è l’indicatore e €-coin, pubblicato mensilmente dalla Banca d’Italia, che fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro. In febbraio €-coin è nuovamente diminuito (a 0,24 da 0,31 in gennaio), riportandosi sui livelli di inizio 2015.

La Commissione Europea, nella sessione dedicata all’Italia del Country Report, mostra particolare preoccupazione per l’elevato debito pubblico del Paese e richiede politiche di bilancio orientate alla stabilità.

Scrive l’Istat che nel 2018 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.753.949 milioni di euro correnti, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è aumentato dello 0,9%. La crescita dell’economia è quindi proseguita per il quinto anno consecutivo, segnando tuttavia un rallentamento rispetto al 2017. L’indebolimento della dinamica è derivato da un netto ridimensionamento del contributo della domanda interna, e in particolare della componente dei consumi privati. L’andamento delle esportazioni ha segnato una decelerazione e l’apporto della domanda estera netta al Pil è divenuto lievemente negativo.

A gennaio, rileva l’Istat, l’occupazione mostra, dopo la stazionarietà rilevata nel mese precedente, un lieve aumento, trainato dalla crescita dei dipendenti permanenti, mentre sono in diminuzione i dipendenti a termine e gli indipendenti. La crescita dei dipendenti permanenti si mantiene anche nel confronto trimestrale e annuo; su base tendenziale si registra la prima variazione positiva da ottobre 2017.

Il dato Istat sulla fiducia, che Confcommercio definisce come un cedimento incontrovertibile, preoccupa non poco. A febbraio 2019 si stima un ampio calo dell’indice del clima di fiducia dei consumatori, che passa da 113,9 a 112,4; anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese si caratterizza per una evidente flessione (da 99,1 a 98,3), confermando una evoluzione negativa in atto ormai dallo scorso luglio. Un dato in linea con quanto rilevato da Format Research monitorando le imprese del Torinese che chiudono il 2018 con un indice negativo e prospettano un trend in discesa anche nei primi mesi del 2019.

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