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L’argomento caldo della settimana appena trascorsa è la Tav, l’alta velocità tra Torino e Lione. La questione che ha visto contrapposte anche le due anime del Governo si è alla fine sbloccata con la lettera che è stata inviata dal premier Giuseppe Conte alla Telt (la società italo-francese responsabile della realizzazione dell’opera) per «evitare di assumere impegni di spesa gravanti sull’erario italiano» e anche per «adoperarsi per non pregiudicare gli stanziamenti finanziari posti a disposizione dall’unione europea». Ciò, avvalendosi della procedura, anche detta “clausola di dissolvenza, consentirà al governo italiano di aprire il confronto con la Francia e con la Ue sulla Torino-Lione, in coerenza con quanto previsto dal contratto di governo che prevede «di ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia». Una soluzione che non è piaciuta alle opposizioni e che desta preoccupazioni in importanti fasce dell’opinione pubblica e dei “corpi intermedi”. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha detto che il nostro Paese ha bisogno di più crescita, più occupazione e più investimenti, innanzitutto investimenti infrastrutturali e quindi: "Sì alla Tav Torino-Lione e sì alle opere necessarie per un sistema di trasporto più economico più rapido, più sicuro e più sostenibile”. Dal canto suo il Vice Premier Di Maio, intervenendo al Villaggio Rousseau, la due giorni di scuola di politica del MoVimento a Milano, ha detto chiaramente che questo Governo le infrastrutture le deve fare: “infrastrutture grandi, medie e piccole, digitali e fisiche”. Come dire che ridiscutere la Tav non significa bloccare l’Italia e tutti suoi cantieri.

Durante la conferenza stampa in relazione alle ultime decisioni di politica monetaria, il Presidente BCE Mario Draghi ha detto che queste sono state adottate al fine di assicurare che prosegua uno stabile percorso dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. Sebbene vi siano segnali che alcuni dei fattori idiosincratici interni che frenano la crescita iniziano ad affievolirsi, l’indebolimento che mostrano i dati economici indica una considerevole moderazione del ritmo di espansione dell’economia che si prolungherà nell’anno in corso.

Scrive l’Istat che a gennaio 2019 torna a crescere la produzione industriale, che registra la prima variazione congiunturale positiva dopo quattro mesi di cali continui. Nonostante questa dinamica espansiva, la variazione su base trimestrale (nov18-gen19 su ago18-ott18) rimane ampiamente negativa, mentre su base annua si attenua la caduta registrata negli ultimi mesi. Il miglioramento, sia tendenziale sia congiunturale, è avvenuto anche grazie al rilevante contributo positivo del settore energetico. Limitandosi al settore manifatturiero, infatti, il segnale congiunturale positivo si ridimensiona (da +1,7% a +1,2%) e si registra su base annua una flessione molto più ampia (da -0,8% a -2,6%).

A gennaio 2019 l’Istat stima, per le vendite al dettaglio, un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dello 0,6% in volume. La crescita complessiva è dovuta soprattutto all’andamento dei beni alimentari, mentre si registra una dinamica più moderata per quelli non alimentari. “E' un dato che testimonia capacità e voglia di reagire da parte delle famiglie italiane rispetto a una difficile condizione di frenata dell'occupazione, riduzione dell e ore lavorate, redditi stagnanti, prospettive più incerte”, commenta l'Ufficio Studi Confcommercio.

L'otto marzo, infine, è stato un momento importante per riflettere sul ruolo delle Donne nella società, anche dal punto divista economico. Patrizia Di Dio, presidente del gruppo Terziario Donna di Confcommercio: "le donne rappresentano una risorsa fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico del nostro Paese". Ma "la componente femminile della società deve essere posta nelle condizioni di operare serenamente e compiutamente nel mondo del lavoro".

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