monday outlook | 18 3 ‘19

A livello globale le tensioni politiche ed economiche sono sempre forti ad esse si aggiunge la preoccupazione per il riemergere del terrorismo. In Europa la questione Brexit continua a tenere tutti gli osservatori con il fiato sospeso, specie dopo la nuova sconfitta del governo di Theresa May con il Parlamento inglese che boccia il “No Deal”.

  Sono "Anni difficili", recita il titolo del libro del Governatore della Banca d’Italia Fazio che, all’’Università Federico II di Napoli, presentandolo al pubblico, ha detto che siamo di fronte alla crisi più grave per l'economia dei paesi occidentali, ormai è acclarato, e l'Italia in questo contesto sconta più di altri gli errori del passato e soprattutto una grave mancanza di investimenti che frena produttività e crescita. (approfondisci QUI) È una questione seria che deve essere affrontata presto e bene dal Governo che, con il Ministri Di Maio, ha calendarizzato già per mercoledì prossimo il “Decreto sblocca cantieri”. Prima un tavolo tecnico con i sindacati, poi il testo in Consiglio dei ministri a metà settimana. Si mira a far ripartire centinaia di cantieri fermi in Italia snellendo le procedure burocratiche per le imprese che vogliono partecipare ad appalti pubblici, riportando così a lavoro centinaia di migliaia di persone, secondo le intenzioni del Ministro.

Ed è proprio il lavoro la questione che più di altre ha bisogno di soluzioni per uscire dallo stato di emergenza nel quale si trova da anni. E non è soltanto una questione di posti di lavoro ma anche di salario che, scrive l’Inps, per l’audizione in commissione lavoro in Parlamento, per 22% dei lavoratori dipendenti delle aziende private (sono esclusi gli operai agricoli e i domestici) è inferiore a 9 euro lordi, ovvero alla soglia individuata da uno dei disegni di legge sul salario minimo in discussione al Senato.

Nell’ICC, lo strumento di analisi di Confcommercio sulle dinamiche di breve periodo del PIL, della spesa reale delle famiglie e dei prezzi delle principali voci di consumo, è affermato che il periodo che stiamo vivendo in Italia può essere definito meglio dal termine “stagnazione” piuttosto che da “recessione”. Così si può classificare la prima parte del 2019 sulla base dei dati congiunturali, certo non soddisfacenti e ampiamente contradditori. Sul fronte dei consumi, nonostante un andamento complessivamente non favorevole, si apprezza qualche elemento di vivacità, sintomo del tentativo delle famiglie di reagire ad una situazione di perdurante fragilità delle aspettative.

Dopo la marcata flessione registrata a dicembre dello scorso anno, scrive l’Istat, il fatturato industriale torna a crescere a gennaio, sia in termini congiunturali sia su base annua, trainato dal mercato estero. La variazione congiunturale degli ultimi tre mesi, tuttavia, rimane negativa. Preoccupante in particolare il dato sull’auto, il peggiore da decenni: è stimato un calo tendenziale del 21,5% il più ampio da giugno 2009 (quando era -21,6%). Anche gli ordinativi sono in calo del 21

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