Ocse - Sono necessarie riforme di vasta portata per garantire la ripresa economica dell'Italia

Al fine di promuovere una crescita economica più solida e inclusiva, il miglioramento delle prospettive occupazionali e la riduzione del livello del debito pubblico italiano, occorre introdurre un ambizioso programma di riforme di ampio respiro, continuando allo stesso tempo ad applicare le significative misure adottate negli ultimi anni, secondo un nuovo studio dell'OCSE.

L’ultimo Rapporto Economico sull'Italia sottolinea che la crescita del PIL dovrebbe registrare un calo di circa il 0,2% nel 2019, prima di aumentare del 0,5% nel 2020. Il PIL pro capite è attestato praticamente allo stesso livello di vent'anni fa e il livello di povertà rimane elevato, specialmente tra i giovani. La scarsa crescita della produttività e le significative diseguaglianze sociali e regionali rappresentano sfide persistenti da affrontare con vigore. Il rapporto debito pubblico/PIL presenta sempre livelli elevati, al 134% e continua a rappresentare una fonte dirischio.

Secondo il Rapporto, gli italiani presentano generalmente elevati livelli di benessere in ambiti quali l'equilibrio lavoro-vita privata, le relazioni sociali e la salute, mentre i risultati sono meno buoni per quanto riguarda la qualità ambientale, l'istruzione e le competenze.

Per favorire una crescita dell'occupazione e della produttività più solida, migliorare il benessere e riportare il rapporto debito/PIL su un percorso discendente, il Rapporto Economico incoraggia l'introduzione di un'ambiziosa serie di riforme. Secondo le simulazioni dell'OCSE, entro il 2030 la crescita annua del PIL dovrebbe passare dallo 0,6% con le misure attualmente in vigore a oltre il 1,5% qualora le riforme fossero adottate. Tra le varie riforme proposte dall'OCSE, lo studio sottolinea che il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia dell'amministrazione pubblica e del sistema giudiziario avrebbe l'impatto più significativo sul PIL.
La legge di bilancio del 2019 mira giustamente ad aiutare i più svantaggiati grazie al Reddito di cittadinanza, afferma il Rapporto, ma si dovrà fare attenzione a non rendere meno attraenti gli incentivi all’occupazione per non creare circoli viziosi della povertà. Il livello elevato del Reddito di cittadinanza, rispetto ad altri Paesi dell'OCSE, potrebbe infatti scoraggiare la ricerca di posti di lavoro nell'economia formale, specialmente nelle Regioni dove i salari sono più bassi. Per ovviare a tale problema, il Rapporto propone di introdurre un regime di prestazioni per chi esercita un'attività lavorativa e di diminuire il Reddito di cittadinanza.

Lo studio sottolinea che per garantire l'efficacia del Reddito di cittadinanza sarà assolutamente necessario introdurre significativi miglioramenti nei programmi di assistenza per la ricerca di impiego e la formazione al lavoro. Secondo il Rapporto, le ulteriori risorse fornite ai servizi pubblici per l'impiego rappresentano una buona iniziativa, ma per introdurre reali miglioramenti bisognerà adottare un piano dettagliato che ne modifichi il funzionamento introducendo un più ampio uso delle tecnologie informatiche e degli strumenti di profilazione.

Lo studio, inoltre, attira l'attenzione sul fatto che l'abbassamento dell'età pensionabile (a 62 anni con almeno 38 anni di contributi), anche se temporanea, potrebbe portare a un rallentamento della crescita sul medio periodoa causa della riduzione del numero degli occupati di età più avanzata e del peggioramento delle diseguaglianze intergenerazionali.

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