Banca d’Italia - Bollettino Economico n. 2 – 2019

L'economia globale perde slancio
Nell'ultima parte del 2018 l'attività economica globale ha decelerato e il commercio mondiale si è contratto. Sulle prospettive continuano a gravare i rischi legati alle tensioni commerciali, nonostante alcuni recenti segnali di distensione, a un rallentamento congiunturale superiore alle attese in Cina e agli effetti e ai tempi della Brexit. Le principali banche centrali hanno segnalato l'intenzione di mantenere più a lungo un orientamento della politica monetaria molto accomodante.
Il Consiglio direttivo della BCE manterrà condizioni espansive più a lungo
Nell'area dell'euro le prospettive di crescita per l'anno in corso sono state riviste significativamente al ribasso e si sono ridotte le aspettative di inflazione. Il Consiglio direttivo della BCE ha esteso sino alla fine del 2019 l'orizzonte minimo entro cui i tassi di riferimento rimarranno invariati e ha annunciato una nuova serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, al fine di preservare condizioni favorevoli nel mercato del credito e l'ordinata trasmissione della politica monetaria.
In Italia l'attività economica avrebbe lievemente recuperato
Secondo le indicazioni congiunturali più recenti l'attività economica in Italia avrebbe lievemente recuperato all'inizio di quest'anno, dopo essere diminuita nella seconda metà del 2018. La debolezza congiunturale degli ultimi trimestri rispecchia quella osservata in Germania e in altri paesi dell'area. Le aziende intervistate nell'indagine della Banca d'Italia prevedono per la primavera un contenuto miglioramento della domanda, in particolare quella proveniente dalla Germania; per il complesso dell'anno prefigurano tuttavia una revisione al ribasso dei piani di investimento.
Le condizioni sul mercato finanziario italiano sono migliorate
Il miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari globali si è esteso anche all'Italia. I premi per il rischio sui titoli di Stato italiani si sono stabilizzati attorno ai livelli osservati alla fine dello scorso anno; restano però ben al di sopra di quelli prevalenti all'inizio del 2018. La trasmissione al costo del credito del più elevato livello dei rendimenti sovrani e dell'onere della provvista obbligazionaria delle banche rimane tuttavia contenuta, grazie all'abbondante liquidità e alle buone condizioni patrimoniali degli intermediari.

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