monday outlook | 22 7 ‘19

Sono vere sfide quelle le imprese italiane ed europee devono affrontare ogni giorno per rimanere al passo in un’economia internazionale dove le guerre commerciali, in particolare per le imposizioni di dazi da parte degli USA, stanno facendo sentire il loro peso. Una conseguenza di queste è che la Cina è diventata più attraente per i Paesi europei e, con la legge approvata lo scorso 15 marzo 2019, è caduto ufficialmente il limite massimo del 50% nelle joint venture con le aziende locali. E così Pechino può essere ancora più attrattiva. Ma al momento vince ancora la diffidenza degli imprenditori italiani. (Si può approfondire QUI)
Intanto a maggio 2019 la crescita congiunturale dell’export italiano, misurata dall’Istat, è più intensa per le vendite verso l’area Ue, ed è determinata prevalentemente dal contributo dei beni di consumo non durevoli. Su base annua, le vendite dei prodotti dell’industria farmaceutica forniscono il contributo più ampio alla marcata crescita dell’export nazionale rilevata a maggio.

La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata anche importanti tensioni politiche all’interno della stessa maggioranza, che certo, in un momento così delicato per la nostra economia, non sono di aiuto per risalire la china. Venerdì l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha pubblicato la Nota sulla congiuntura di luglio 2019 nella quale è detto chiaramente che dopo il timido accenno di ripresa del primo trimestre dell’anno, l’economia italiana ha subito un nuovo stop. Secondo la Nota occorrerà attendere la seconda parte dell’anno per intravvedere qualche segnale di recupero; recupero insufficiente, però, a spostare significativamente le lancette del barometro economico dallo zero per il 2019. La situazione dovrebbe gradualmente migliorare il prossimo anno.

L’Ufficio Studi di Confcommercio ha presentato un rapporto sui cambiamenti dell'economia delle regioni italiane negli ultimi dieci anni e l'evoluzione dei divari territoriali. Si evidenziano ancora una volta le gravi differenze all’interno del nostro Paese, con un Nord che corre alla velocità dell’Europa e un Sud che stenta. Ma per vincere la partita della crescita non si può fare a meno del Mezzogiorno, ha dichiarato il Presidente Carlo Sangalli.

Un fattore che può incidere sui livelli e sulla qualità dell’occupazione è certamente l’Istruzione e in Italia, pur essendoci dei miglioramenti, si deve ancora lavorare in tal senso. Scrive infatti l’Istat che i livelli di istruzione della popolazione sono in aumento ma restano ancora inferiori a quelli medi europei; sul divario incide la bassa quota di titoli terziari. Il vantaggio occupazionale dei laureati è decisamente in crescita.

A inizio mese, come annotato nella newsletter dell’8 luglio, sono usciti i dati Istat sull’occupazione, misurata in crescita. In questa settimana i dati Inps dell’Osservatorio sul precariato confermano la tendenza, evidenziandosi una crescita che riguarda soprattutto i contratti a tempo indeterminato, con un significativo incremento, +62,6%, delle trasformazioni dei contratti da tempo terminato in quelli a tempo indeterminato.

Il 15 luglio sono stati presentati a Firenze i dati Format Research per Confcommercio Toscana su commercio, turismo e servizi nel primo semestre 2019: tiene la liquidità, anche se un terzo di chi chiede credito alle banche non lo ottiene. Attivo il saldo fra nuove imprese e cessate: +1.929, a fronte di un calo in tutti gli altri comparti. Ma diminuisce la fiducia e stagnano i ricavi.

Secondo i dati Format Research per Ascom Torino e Provincia, presentati venerdì scorso a Torino, è in calo nel secondo trimestre la fiducia delle imprese del terziario. Ha poi fatto molto discutere il dato secondo cui la nuova ZTL, per sette imprese su dieci di quelle intervistate non porterà benefici.

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