monday outlook | 05 08 ‘19

Tra gli spunti di riflessione di questa settimana la notizia dell’imposizione di nuovi dazi per 300 miliardi di dollari su prodotti made in Cina da parte degli Usa, un fatto che sembra aver avuto conseguenze pesanti soprattutto sui mercati europei dove sono crollate le borse. Altra questione che tiene sulle spine il Vecchio continente è quella della Brexit e, per essere più precisi, della possibilità di una hard-Brexit che, stima uno studio dell’Università belga di Leuven, porterebbe la perdita di 1,2 milioni di posti di lavoro nell’Unione europea e 525mila nella sola GB. In Italia sarebbero 139mila impieghi persi, in Germania 290mila, in Francia 141.320. "Una Brexit consensuale, una cosiddetta 'soft Brexit', implicherebbe invece una perdita dello 0,38% del Pil e 280mila posti di lavoro" per i 27 Stati dell'Ue, mentre per "il Regno Unito andrebbero in fumo l'1,2% del Pil e 140mila posti di lavoro".

L’Italia è sempre più un Paese diviso in due. Dalle anticipazioni del Rapporto Svimez sull’Economia e la società del Mezzogiorno leggiamo che dopo un triennio 2015-2017 di (pur debole) ripresa, si riallarga la forbice con il Centro-Nord. Tengono solo gli investimenti in costruzioni, mentre crollano quelli in macchinari e attrezzature. Ma il dramma maggiore delle regioni del Sud è l’emigrazione verso il Centro-Nord e verso l’estero, tanto che ormai, leggiamo, sono più gli emigrati che gli immigrati. Un vero dramma, questo, che determina una perdita di popolazione giovanile e qualificata.

L’Istat ci fornisce i dati sull’occupazione a giugno che definisce sostanzialmente stabile dopo la crescita registrata nei primi mesi dell’anno. Nell’ultimo mese si registra un calo dei disoccupati e una flessione più lieve degli inattivi. Nel confronto trimestrale e tendenziale sono confermati la crescita dell’occupazione e il calo della disoccupazione già osservati nei mesi precedenti.

Superiore alle attese, come sottolinea anche l’Ufficio Studi di Confcommercio, il dato Istat sulle vendite di giugno, un +1,9% che evidenzia una sensibile ripresa della domanda per quasi tutti i prodotti. Ma, aggiunge Confcommercio, si sottolinea anche che a beneficiare di questo fenomeno sono sempre e soprattutto discount e commercio elettronico, che proseguono indisturbati la loro marcia, tanto nei mesi buoni che in quelli meno buoni.

A giugno 2019 stima l’Istat che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,2% rispetto a maggio. Va male il settore delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, ma soprattutto quello dei mezzi di trasporto.

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