Banca d'Italia - Lezione Giorgio Fuà 2019 Intervento del Governatore Visco

Sulle prospettive della nostra economia gravano le sfavorevoli dinamiche demografiche. Secondo lo scenario mediano delle più recenti proiezioni dell’Eurostat, nei prossimi trent’anni la popolazione italiana diminuirebbe di 4,6 milioni di individui (oltre il 7 per cento); nell’analogo esercizio condotto dall’ONU, che si differenzia soprattutto per l’ipotesi di minori flussi migratori netti, il calo sarebbe di 6,2 milioni. In entrambi i casi la riduzione risulta concentrata nella popolazione di età compresa fra i 15 e i 64 anni, che diminuirebbe di rispettivamente di 8,7 e 10,3 milioni nelle due proiezioni (fig.2). Nello scenario dell’Eurostat il tasso di dipendenza della popolazione anziana (il rapporto tra i residenti con più di 65 anni e quelli in età compresa tra 15 e 64 anni) salirebbe da circa il 35 per cento a quasi il 65.
Le implicazioni per l’attività economica, e quindi per la sostenibilità del debito pubblico e della spesa sociale, sarebbero pesantissime. Anche assumendo che i tassi di partecipazione dei singoli gruppi demografici aumentino ai ritmi mediamente positivi osservati nell’ultimo decennio, la riduzione della popolazione attiva prevista dall’Eurostat si tradurrebbe meccanicamente, in assenza di un aumento della produttività del lavoro, in una diminuzione cumulata del PIL compresa tra il 7 e l’8 per cento nei prossimi trent’anni.
La ripresa verso un sentiero di crescita stabile e sostenuta è ostacolata dalle forti contraddizioni che affliggono la nostra economia: le imprese devono aggiornare le tecnologie impiegate per essere competitive, ma gli investimenti non accelerano neanche ai bassi tassi di interesse che prevalgono oggi; è necessario aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, tuttavia la disoccupazione è elevata e la domanda è debole. Per affrontare queste contraddizioni non esistono ricette facili; vanno utilizzate, con interventi opportunamente calibrati, tutte le leve della politica economica.
Servono innanzitutto riforme mirate a innalzare il potenziale di crescita, creando un ambiente più favorevole all’innovazione, incoraggiando l’imprenditorialità degli italiani – un tema, quest’ultimo, che pure è stato centrale nelle ricerche e nella vita stessa di Giorgio Fuà.
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