8/3/2013 00:00:00

Secondo Confindustria un terzo delle aziende italiane è a corto di liquidità; e rischia così di chiudere e licenziare. è il meccanismo infernale del credit crunch, delle banche che non prestano più; denaro, di un’economia che si avvita dentro la recessione più; grave dal dopoguerra e non riesce a trovare una via d’uscita. A gennaio si è registrato un calo dell’1,6 per cento dei prestiti rispetto a un anno fa, la flessione più; marcata degli ultimi quattordici mesi. Il paese, soprattutto in questo momento – ha detto il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi – ha bisogno al più; presto di un governo che dia stabilità; e metta a punto i provvedimenti indispensabili per rilanciare l’economia e dare posti di lavoro.
La tesi di Confindustria è che l’economia italiana sia bloccata dalla mancanza di credito. Da oltre un anno i prestiti alle imprese sono in continua discesa: -5 per cento rispetto al picco del mese di settembre del 2011. Lo stock erogato si è ridotto di 46 miliardi di euro. "Un evento senza precedenti nel dopoguerra", sostiene il Centro studi di Viale dell’Astronomia. C’è un "circolo vizioso" che blocca il credito che nasce dalle maggiori garanzie imposte alle banche dalle regole di Basilea 3, ma anche da una forte centralizzazione delle decisioni degli istituti di credito che erogano i prestiti sulla base di criteri standard che spesso poco hanno a che vedere con le reali potenzialità; di un progetto industriale. Sono le banche che perdono il contatto diretto con il territorio. Dunque la stretta colpisce tutti, quasi indistintamente. Pure le imprese con attività; positive. D’altra parte nel corso del 2012 – sono dati questi di Unioncamere – hanno chiuso mille imprese al giorno, 24 mila in più; rispetto all’anno precedente, con un taglio di oltre 6.500 aziende industriali, tanto che si sta riducendo il perimetro dell’attività; manifatturiera. A favore delle banche, però, parlano quei numeri di Bankitalia che indicano un aumento delle sofferenze bancarie, cioè dei prestiti che difficilmente saranno restituiti: sono passate dal 16,6 per cento di dicembre al 17,5 di gennaio, anche questa è una conseguenza della crisi.
 

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