30/4/2013 00:00:00

La crisi colpisce imprese e famiglie. Mentre i nuclei familiari vendono gli asset e riducono l’indebitamento (la ricchezza finanziaria lorda si è ridotta di 17 miliardi nei primi nove mesi del 2012) è soprattutto la condizione delle aziende a risentire del ciclo negativo, rileva Bankitalia: inoltre «pesa l’accumulo dei crediti commerciali nei confronti delle Amministrazione pubbliche». Per questo si auspica una «rapida attuazione del recente provvedimento sul pagamento di una prima parte dei debiti commerciali».
Prosegue inoltre, la contrazione del credito al settore privato. «Vi contribuiscono sia il calo della domanda di prestiti, sia l’intonazione restrittiva dell’offerta di finanziamenti da parte delle banche, a sua volta connessa soprattutto con la crescente rischiosità dei prenditori e con la persistente frammentazione dei mercati della raccolta all’ingrosso». Le difficoltà riguardano soprattutto le pmi, che sperimentano un maggior razionamento del credito e pagano tassi più elevati delle imprese più grandi (lo spread in rapporto ai tassi pagati da queste ultime è in crescita). «Per le piccole imprese – aggiunge Bankitalia – le tensioni finanziarie sono accentuate dalla difficoltà di accedere a fonti di finanziamento esterne alternative al credito bancario». Quanto alle banche, mentre la qualità dei prestiti continua a peggiorare per la recessione, sulle condizioni di liquidità pende una spada di Damocle: «Il rischio principale – sostiene Bankitalia – per la liquidità delle banche è costituito da un abbassamento del rating sovrano e dalla conseguente riduzione del valore delle attività stanziabili presso l’Eurosistema. La riduzione delle obbligazioni bancarie garantite dallo Stato sarà graduale nel tempo e avrà un effetto circoscritto». Del resto, le banche italiane sono esposte verso il settore pubblico per 390 miliardi, di cui 320 in titoli di Stato.
 

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