4/7/2013 00:00:00

Secondo i dati di Bankitalia con il 44% del 2012 l’Italia ha superato la Finlandia per peso di tasse e imposte e si è piazzata al quarto posto nell’Eurozona (era al quinto nel 2011) e al sesto posto tra i 27 nell’Ue (dal settimo posto del 2011). Nei Paesi dell’Unione europea, tra i Paesi della zona euro emerge un peso maggiore di imposte e tasse solo in Belgio (47,1% del Prodotto interno lordo), Francia (46,9%) e Austria (44,2%). La Finlandia segue con il 43,5% e il complesso dell’Eurozona vede la somma di imposte dirette e indirette, contributi sociali e imposte in conto capitale pesare per il 41,5% del Pil. Allargando lo sguardo all’Unione a 27 membri, più in su dell’Italia ci sono i campioni del welfare come Danimarca (49,3%) e Svezia (44,6%). Il documento della Banca d’Italia è interessante perché offre una visione comparata dei principali dati di bilancio. Per quanto riguarda il deficit, l’Italia ha un indebitamento netto (saldo del conto economico) al 3% del Pil. Ben diversa la situazione degli altri Paesi periferici dell’euro, come Spagna e Grecia (rispettivamente a 10,6 e 10% a fine 2012), o Irlanda e Portogallo (7,6% e 6,4%). Il fardello dell’Italia è dato dal suo debito pubblico (127% del Pil a fine 2012, contro una media del 90,6% dell’area euro e alle spalle della sola Grecia al 156,9%) e dalle spese in interessi per mantenerlo. Non è un caso che l’indebitamento netto primario, che esclude cioè il costo del debito ed è espresso sempre in percentuale del Pil, rappresenti il conto più virutoso (-2,5%) alle spalle della sola Germania al -2,6%. Nell’intera Unione europea a 27 membri solo l’Ungheria si avvicina (-2,3%) mentre la media continentale è ben peggiore (indebitamento primario all’1% del Pil nell’Ue). Il saldo corrente italiano, cioè la semplice differenza fra le spese e le entrate correnti, ha visto un disavanzo dello 0,4% del Pil, mentre i maggiori risparmi pubblici si sono registrati in Lussemburgo (saldo corrente -4% del Pil), in Estonia (-4,3%) e in Germania (-2,3%). Tra gli altri indicatori, interessante il rilievo sui dipendenti pubblici, il cui costo è in linea con quello sostenuto dagli altri Paesi: i redditi da lavoro pesano sui conti delle amministrazioni per il 10,6% del Pil, in linea tanto con l’Eurozona (10,5%) che con l’Ue (10,7%). Ma a guardare i virtuosi tedeschi, in effetti, si scopre che l’impianto burocratico è meno dispendioso, tanto da pesare per il 7,7% del Pil; mentre in Francia il dato sale al 13,2% del Prodotto.

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