14/7/2013 00:00:00

In Italia, ma non solo, si respira la crisi ogni giorno, come mostrano i dati della seconda settimana di Luglio, eppure, noi italiani, riusciamo in diversi settori ad essere da “medaglia d’oro” e si inizia a vedere qualche spiraglio di luce. Inoltre, anche se è sempre particolarmente difficile la questione del credito, la produzione industriale non brilla e l’inflazione pare fare capolino, se le imprese sapranno rinnovarsi il loro destino non sarà buio.

Secondo l’FMI si aggrava la recessione nell’Eurozona così come in Italia dove, per il World economic outlook dello scorso aprile, la contrazione a fine anno sarà dell’1,8%, dato peggiore di quello previsto.

Pur se a ritmo moderato, invece, la BCE con il bollettino di luglio prospetta che alla fine del 2013 ci sarà una lieve ripresa ma occorrerà impegno per portare avanti riforme strutturali favorevoli alla crescita e all’occupazione. Nell’Eurozona il nostro paese è capofila per il valore delle PMI che assicurano l’80% dell’occupazione contro un 70% della media nell’Unione monetaria europea, pur risultando meno produttive rispetto al resto dell’Unione.

L’ufficio studi della Confcommercio ha commentato i risultati del 9° censimento “Industria e servizi, istituzioni e no profit” (ISTAT) evidenziando come l’Italia sia un paese in profonda trasformazione dove l’economia va sempre più verso una progressiva terziarizzazione. Sono proprio le imprese dei servizi, sottolinea l’Ufficio Studi, ad offrire, anche in questo lungo periodo di difficoltà, opportunità di lavoro ed in questo è importante anche il ruolo delle istituzioni no profit.
Si afferma poi che, perché ci sia ripresa economica, occorrono riforme strutturali: fisco, P.A., Giustizia ecc.

Il made in Italy vanta circa 1000 prodotti per i quali siamo nei primi tre posti al mondo per saldo commerciale attivo con l’estero. Fanno meglio dell’Italia solo la Cina la Germania e gli USA. Tutto questo si traduce in un saldo di 183 mld di dollari nel 2011, tendenza confermata per il 2012. Quindi siamo un paese che sa essere innovativo e competitivo, anche in periodo di crisi, è quanto emerge dal rapporto I.T.A.L.I.A. “Geografie del nuovo made in Italy” realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison.
Sale la propensione al risparmio delle famiglie di 0,9 punti percentuali, valore valido per il trimestre precedente e per il corrispondente 2012. Dopo 8 mesi di valori negativi, nel 1° trimestre 2013 il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,5%. Rimane in rosso il valore rispetto allo stesso periodo 2012 (-2,4%). Valori in negativo per le società non finanziarie (dati ISTAT su risparmio delle famiglie e profitti delle società).

Secondo dati ISTAT, la produzione industriale ha il segno meno (calano energia, beni intermedi e strumentali, beni di consumo) mentre, sempre su dati ISTAT, l’indice dei prezzi al consumo aumenta dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,2% nei confronti di giugno 2012 e questa lieve ripresa dell’inflazione è imputabile alla ripresa dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati, che crescono su base mensile dello 0,5%.

Da uno studio Bankitalia risulta che la crisi ha “distrutto l’industria italiana” e il calo della produzione è di dimensioni preoccupanti. Si sottolinea che non è il costo del lavoro (al netto della tassazione) ad incidere su tutto questo quanto piuttosto il prezzo del’energia e l’elevata pressione fiscale. Eppure il destino delle imprese italiane potrà risultare positivo, sottolineano da Bankitalia, se queste sapranno rinnovarsi.
 

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