16/7/2013 00:00:00

La disoccupazione in Italia continuerà ad aumentare non solo nel 2013 ma anche nel corso del prossimo anno. E nell’ultimo trimestre del 2014 arriverà al 12,6%, contro il 12,2% di fine maggio 2013. Lo prevede l’Ocse, nel suo Employment outlook, che sottolinea anche la preoccupante precarietà del lavoro dei giovani, sottolineando come uno su due nella fascia tra i 15 e i 24 anni non abbia un’occupazione stabile.
I disoccupati nei Paesi Ocse sono oltre 48 milioni, di cui ben 16 milioni sono il frutto di 5 anni di crisi. Dal 2007, il tasso di disoccupazione è restato sotto al 5% in cinque Paesi (Austria, Giappone, Corea del Sud, Norvegia e Svizzera), mentre è volato oltre il 25% in due Paesi (Grecia e Spagna). Sempre in Spagna e Grecia il tasso di disoccupazione è salito di oltre il 18% dall’inizio della crisi, mentre in Italia, Irlanda, Slovenia e Portogallo è salito tra il 5% e il 10%. In particolare in Italia il dato pre crisi si assestava al 6,2%: il tasso è quindi raddoppiato in 5 anni, facendo registrare il sesto peggior dato in termini di quota di disoccupati (12,2% nel 2012) tra i 34 Paesi aderenti all’organizzazione. Incontrasto con la media dell’area, dove è previsto un miglioramento dall’attuale 8% di disoccupati al 7,8% alla fine del prossimo anno. In Giappone e Corea del Sud, ad esempio, la disoccupazione è aumentata meno dello 0,5% e in Germania, Cile, Turchia e Israele il tasso di disoccupazione è oggi più basso che all’inizio della crisi.
Nei paesi Ocse il tasso di partecipazione al lavoro degli addetti tra 25 e 54 anni è salito dall’80,2% del 2000 all’81,5% del 2012 (in Italia é cresciuto dal 74,3% al 77,9%), mentre il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni nei Paesi Ocse è aumentato dal 12,3% al 15,7%, contro un aumento dal 35,4% al 37,5% in Italia, dal 32,9% al 51,8% in Spagna e dal 37,7% al 63,2% in Grecia.
Nel rapporto si evince anche che in Italia i pochi occupati sono a tempo determinato: infatti oltre un giovane su due in Italia ha un lavoro a precario. In particolare, si tratta del 52,9% dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Nel 2011,erano il 49,9% e nel 2012 il 42,3%. Nel 2000 la percentuale era solo del 26,2%. L’Italia resta in coda tra i Paesi industrializzati per i salari. Sempre secondo l’Ocse, con un salario reale medio annuo di 33.849 dollari a parità di potere d’acquisto, in calo dell’1,9% sul 2011, l’Italia nel 2012 è 20esima sui 30 Paesi di cui sono disponibili i dati.
 

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