16/7/2013 00:00:00

Nel primo trimestre del 2013 gli scambi mondiali di merci hanno evidenziato un calo tendenziale, in euro correnti, dell’1%, culminando così il percorso di rallentamento avviatosi oltre un anno fa con una variazione di segno negativo. Tre sono i fattori più rilevanti che hanno portato a una nuova battuta d’arresto del commercio internazionale: il trend cedente dei prezzi delle materie prime, l’apprezzamento dell’Euro e il peggioramento della domanda europea. Quest’ultimo aspetto è quello che più ha influito. Al netto delle importazioni dei paesi dell’Europa Occidentale, infatti, il ritmo di espansione degli scambi di merci nel primo trimestre del 2013 risulterebbe positivo (+1.7%), mentre quello dei soli manufatti sarebbe prossimo al 3.5%. A livello settoriale, l’effetto del calo della domanda europea è risultato particolarmente marcato per alcuni beni legati all’abitare e all’edilizia (mobili, prodotti in metallo e materiali per le costruzioni), mentre non ha quasi interessato il comparto alimentare e delle bevande. Il percorso di rallentamento della crescita delle importazioni di manufatti ha interessato tutte le aree geografiche mondiali, portando nel primo trimestre del 2013 in territorio negativo anche il continente americano. In rallentamento, ma comunque con tassi di crescita molto superiori alla media, sono state anche le importazioni di manufatti dell’area orientale europea (Russia e Turchia), dell’Oceania e del continente africano Sub Sahariano, ma soprattutto quelle asiatiche e nordafricane e mediorientali. Queste ultime due aree, pur con caratteristiche (e margini di rischio) molto diverse tra loro sono quelle cui saranno affidate anche nei prossimi mesi le sorti del commercio internazionale, in attesa che le altre aree del pianeta, con l’Europa in testa, ritornino a contribuire positivamente all’evoluzione della domanda mondiale. Le imprese dell’Italia stanno continuando a giocare un ruolo di primo piano. Dopo una crescita delle esportazioni risultata nel biennio 2011-’12 superiore a quella dei concorrenti europei, ma lontana dalla velocità che caratterizzava gli altri scambi internazionali, nel primo trimestre la leadership continentale italiana è stata confermata, grazie alla sostanziale stabilità del valore dei manufatti esportati (Germania e Francia hanno invece accusato perdite comprese tra il 3% e il 4%), limando inoltre il gap nei confronti della domanda mondiale complessiva.

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