9/9/2013 00:00:00

L’ammontare di titoli di Stato nei portafogli delle banche è costantemente aumentato dall’inizio della crisi. Le ragioni sono diverse: non solo “home bias” ma anche necessità di ridurre il rischio dell’attivo, di detenere collaterale stanziabile per il rifinanziamento in BCE, incentivi derivanti dalla nuova normativa prudenziale sugli standard di liquidità e, non ultima, difesa della redditività. Le strategie di investimento in titoli di stato delle banche italiane hanno continuato a seguire – almeno a livello di sistema – logiche economicamente razionali anche durante la crisi. Infatti, mentre nel pensiero comune ha preso campo l’idea che gli intermediari finanziari dei Paesi periferici, e quindi anche italiani, siano stati “indotti” a sostenere il debito pubblico dei propri Paesi nelle fasi di maggiore tensione della crisi del debito sovrano, questi investimenti hanno invece anche rappresentato un elemento di sostegno alla redditività. La gestione delle banche del proprio portafoglio titoli è profondamente cambiata con l’arrivo della crisi. In particolare, dall’inizio del 2009 è costantemente cresciuto l’ammontare di titoli di Stato italiani detenuto dalle istituzioni finanziarie: l’incidenza rispetto al totale attivo è passata infatti da poco più del 3% alla fine del 2008 a quasi il 10% a giugno 2013. La crescita dei volumi si è intensificata nel 2012 (con un aumento di oltre 120 miliardi di euro dalla fine del 2011) e nei primi 5 mesi di quest’anno (+70 miliardi da fine 2012): lo stock complessivo di titoli di debito italiano nei portafogli delle banche a giugno 2013 era superiore ai 400 miliardi di euro. Questa tendenza è stata comune a tutte le banche, grandi o piccole, con l’unica eccezione delle filiali di banche estere. Le ragioni che hanno indotto le banche nazionali ad accrescere l’investimento in titoli di Stato domestici dall’inizio della crisi sono state diverse:
necessità di derisking degli attivi;
necessità di aumentare la dotazione di collaterale per le aste di rifinanziamento della BCE o le operazioni repo sul mercato interbancario;
incentivi normativi principalmente legati ai nuovi requisiti di liquidità e a più stringenti vincoli patrimoniali;
difesa della redditività.
La necessità di sostenere il margine di interesse è stato probabilmente uno dei fattori più importanti nella decisione di investire in titoli di Stato che durante la crisi del debito sovrano sono diventati più rischiosi ma offrivano rendimenti interessanti e quindi un contributo maggiore rispetto al credito alla redditività complessiva. Dall’inizio del 2011 il rendimento dei titoli di Stato è stato più alto del tasso sui nuovi crediti a famiglie e imprese (questa tendenza si è arrestata solo negli ultimi mesi del 2012, ma non è stata l’unica variabile che ha determinato la riallocazione degli attivi a favore dei titoli. Infatti, per una valutazione completa degli incentivi alle diverse forme di impiego delle risorse è utile considerare anche il ruolo dei vincoli prudenziali, alcuni dei quali diventati più importanti nel nuovo quadro normativo. A questo scopo abbiamo fatto una stima del rendimento effettivo di un titolo di Stato a 3 anni (pari alla durata media dei titoli governativi nei portafogli delle banche) e di un nuovo prestito a famiglie e imprese che tiene conto dei diversi “costi regolamentari”. Considerando tutti i fattori che concorrono a determinare il rendimento netto di prestiti e titoli, il differenziale di rendimento continua a “premiare” i titoli di Stato.
I “costi regolamentari” che abbiamo considerato sono quelli relativi ai vincoli di liquidità, all’assorbimento di capitale e al costo del rischio. In particolare, la necessità di adeguamento ai requisiti di liquidità crea un incentivo a detenere titoli di Stato che essendo considerati attività altamente liquide possono essere finanziati con raccolta interbancaria. Per le stesse regole le banche sono incentivate a finanziare gli impieghi con raccolta stabile da clientela (più costosa). La regolamentazione sul capitale prevede un assorbimento patrimoniale sostanzialmente nullo sui titoli di Stato ma elevato per gli impieghi, soprattutto per quelli alle imprese. Infine, si considera il costo del rischio che per i titoli di Stato è contenuto e si riflette nella cosiddetta riserva “available for sale” (AFS). Tale costo risulta decisamente inferiore al costo del rischio sugli impieghi, nonostante le tensioni sul debito sovrano nazionale abbiano determinato una maggiore necessità di alimentare la riserva AFS, soprattutto nel 2011.
Nel complesso, i risultati del nostro esercizio indicano che, tenendo conto del “costo” complessivo, il rendimento netto dei nuovi finanziamenti nel 2012 è stato pressoché nullo e invece intorno al 2.5% per i titoli di Stato a tre anni; tuttavia la riduzione dei rendimenti dei Btp osservata nel corso del 2013 ha sicuramente parzialmente attenuato questo gap di redditività. Le conclusioni sono opposte se si ripete l’analisi considerando il periodo pre-crisi: il rendimento netto degli impieghi nel 2005-06 era in media pari all’1.2% e allo 0.6% per i titoli di Stato a tre anni. La diversa convenienza economica risulta quindi coerente con le scelte di gestione dell’attivo delle banche nei due periodi.
Per quanto sinora argomentato i titoli di Stato sono favoriti dalla regolamentazione perché considerati più liquidi, meno rischiosi e con un assorbimento di capitale quasi nullo. Proprio quest’ultimo elemento potrebbe venire meno con l’introduzione del requisito minimo di leva dato dal rapporto tra il capitale e il totale attivo non ponderato per il rischio, che porterebbe i titoli di stato ad assorbire capitale al pari delle altre esposizioni di bilancio. 

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi