16/9/2013 00:00:00


Ci sono segnali che cominciano ad accendere una luce verde, dati positivi che dovrebbero annunciare un inizio di ripresa. Eppure gli effetti di tutto questo ancora non toccano le famiglie. Sta alla politica fare la propria parte, accogliere i timidi segnali di ripresa e dare loro forza. Del resto l’economia reale si contrappone agli annunci più ottimistici, questo è quanto traspare leggendo le news della seconda settimana di settembre.

Mariano Bella, Ufficio Studi Confcommercio, mostra che seppure la fiducia delle famiglie ha dato segni di miglioramento nei dati dall’estate 2013, i segnali di potenziale ripresa economica dal lato della produzione non hanno ancora influenzato positivamente le scelte di consumo degli italiani. Ciò certifica la gravità della crisi economica che sta vivendo il paese, e il Presidente della Confcommercio Carlo Sangalli ha dichiarato: “Anche se alcuni importanti indicatori – come la produzione industriale, l’export, la fiducia di famiglie e imprese – cominciano a dare segnali di risveglio, purtroppo ancora non si registrano effetti di contaminazione sull’economia reale che anche quest’anno chiuderà con un altro segno meno. Confermiamo dunque le nostre stime di marzo: Pil a -1,7% e consumi a -2,4% per l’anno in corso. Insomma, non stiamo risalendo la china”.

Ha parlato di “punto di svolta”, la Confindustria durante il convegno “Le sfide della politica economica”, ma ha anche precisato che in Italia il recupero parte da un punto così basso e l’emergenza occupazionale è così estesa da esigere misure incisive per il rilancio della competitività, senza rimettere in discussione gli equilibri nei conti pubblici.

Sono un milione in meno gli occupati under 35 dal 2010 ad oggi, è questo il drammatico numero che leggiamo nelle tabelle dell’Istat. Una situazione grave che è ancora più evidente al Sud e particolarmente difficile nella fascia tra i 25 e 34 anni.

Nel secondo trimestre del 2013 il Pil è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% nei confronti del secondo trimestre 2012. Lo comunica l’Istat rivedendo al ribasso la stima preliminare diffusa il 6 agosto quando era stato rilevato un calo congiunturale dello 0,2% e tendenziale del 2%.

Doccia fredda anche per i dati Istat sulla produzione industriale. A luglio 2013 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dell’1,1% rispetto a giugno. Nella media del trimestre maggio-luglio l’indice ha registrato una flessione dello 0,5% rispetto al trimestre precedente.

In aumento il numero delle partite IVA: nel mese di luglio, dato del Ministero dell’Economia, sono state aperte 41192 nuove posizioni, 2,9% in più rispetto allo stesso mese del 2012.

Bankitalia registra a luglio una nuova stretta sul credito mentre crescono le sofferenze bancarie. In particolare i prestiti al settore privato registrano, su base annua, una contrazione del 3,3%.

La Banca Centrale Europea registra chiari segnali di miglioramento del Prodotto interno lordo nell’Eurozona e, pur parlando di un recupero che sarà lento ed in questo contesto europeo generalmente positivo, si evidenzia la posizione dell’Italia che viene vista a rischio deficit per il peggioramento del fabbisogno che è dovuto soprattutto al rimborso dei debiti verso le imprese.
La Banca d’Italia ha diffuso i dati sul debito pubblico che è cresciuto nel 2013 di 84,2 miliardi. Nei primi sette mesi del 2013, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 225 miliardi con un aumento dell’1,4% rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012. A luglio invece è diminuito di 2,3 miliardi rispetto al mese precedente.

Per il Ministro dell’Economia Saccomanni non ci saranno nuove manovre e il tetto del 3% deficit/pil sarà rispettato con manovre già programmate.

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