7/11/2013 00:00:00

La tradizionale indagine GFK-Eurisko/Prometeia descrive la brusca inversione di tendenza verificatasi nel settore del risparmio gestito. Proprio a questo settore, infatti, è stata quasi completamente dedicata l’edizione 2008 dell’Osservatorio sul risparmio delle famiglie. Un’analisi dettagliata e profonda delle ragioni che hanno allontanato il mercato retail dai fondi comuni d’investimento e, più in generale, dai prodotti di risparmio gestito. Questa esamina le possibili ragioni della “virata” e si focalizza sul tema della redditività delle banche: conti correnti e obbligazioni strutturate sembrano essere la risposta alle esigenze attuali del settore creditizio.
Calano i ricavi ottenuti negli ultimi anni dalle banche nell’attività di intermediazione del risparmio e, di conseguenza, la difesa della redditività viene affidata alla raccolta diretta, i cui margini crescono rapidamente, fino a raddoppiare nell’ultimo triennio, evidenziando una crescita del 41% nell’ultimo anno (“margine di intermediazione totale con le famiglie” – stime Prometeia su dati Banca d’Italia). E’ boom di conti correnti remunerati. Nell’ultimo biennio, infatti, il margine unitario dei depositi in conto corrente è cresciuto di oltre il 100%. Anche la quota di conti correnti è più che doppia della media europea, rispetto al totale dei depositi del sistema bancario nazionale. E’ questo, secondo gli autori della tradizionale indagine, uno dei due principali elementi quantitativi che contribuiscono a spiegare i significativi mutamenti in atto nell’ambito del mercato dell’asset management domestico.
L’altro strumento di raccolta diretta verso cui sono stati dirottati gli investimenti in uscita dal risparmio gestito è costituito dalle obbligazioni bancarie e in particolare dalle obbligazioni strutturate. “La convenienza nel collocare tali strumenti è strettamente connessa alla tipologia di commissioni upfront particolarmente favorevoli e spesso non esplicite (stimata dal 3 al 5% del capitale in funzione della durata; in media 3-7 anni)”. Una convenienza al collocamento che appare “più rilevante per le strutture di offerta che per il lato della domanda”, dal cui punto di vista “non sussistono motivazioni forti per il successo del prodotto, sia in termini di rendimenti, sia in termini di trasparenza che di liquidità”.
L’indagine esamina puntualmente anche l’atteggiamento dei risparmiatori e il percepito di strumenti e aziende del settore finanziario. I “cattivi pensieri” generati dai fatti di cronaca economica e dall’andamento economico percepito sembrano non influenzare più del passato l’atteggiamento dei risparmiatori italiani, che appaiono autonomamente in grado di allontanare gli spettri e capaci di non farsi condizionare più di quanto non ci si aspetti da loro. Dai dati di quest’anno, infatti, emerge che la domanda dei consumatori sembra reagire con “maggiore distacco”, ma anche con maggiore chiarezza rispetto alle proprie esigenze. Il valore del denaro è certamente ancora un tema fondamentale delle considerazioni economiche delle famiglie italiane e la percezione di una sua diminuzione ne condiziona significativamente le scelte.
Il rapporto del risparmiatore con il mercato finanziario ed in particolare con il settore bancario appare di progressiva indifferenza. Lo strumento finanziario in senso generale e la banca assumono un ruolo relativo nell’ambito della vita quotidiana del risparmiatore: si crea un nuovo rapporto con gli enti creditizi, meno emotivo e più strumentale. Un distacco generato anche dalla confusione che i numerosi assestamenti azionari del settore hanno generato sul territorio, avvicendando marchi diversi in un arco temporale ragionevolmente breve.

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