22/11/2013 00:00:00

«Si deve invertire il paradigma che ha orientato le misure finora adottate, passando dalla fase del rigore a quella della crescita. La fase recessiva che l’Italia sta attraversando, infatti, oltre a non avere precedenti nel dopoguerra ha determinato un profondo cambiamento del suo assetto produttivo. In questo contesto il Disegno di Legge Stabilità può e deve rappresentare l’occasione per adottare provvedimenti coraggiosi finalizzati a sostenere le imprese, far ripartire gli investimenti, incentivare i consumi. Nel complesso, invece, il Ddl risponde solo parzialmente, e troppo spesso in modo insufficiente, alle reali esigenze delle imprese e ai bisogni del Paese. Undici miliardi non rappresentano lo shock di cui l’Italia ha bisogno per uscire dalla recessione, serve almeno il doppio della cifra prevista dal Governo, concentrato su alcune priorità decisive per la ripresa dell’economia. Il ddl va notevolmente migliorato». Lo ha affermato Ivan Malavasi, presidente di R.E TE. Imprese Italia e di Cna, intervenendo all’audizione presso la commissione Bilancio del Senato sul Disegno di Legge Stabilità che si è tenuta oggi. E’ necessario, prima di tutto – ha chiesto Malavasi – un intervento strutturale a favore delle Piccole e Medie Imprese. Si deve creare uno spazio importante per le Pmi all’interno della Legge di Stabilità, nel quale siano affrontati efficacemente molti nodi che ne limitano la competitività. Servono misure per favorire – ha sottolineato – gli investimenti e l’innovazione in tutte le sue forme, attuando norme esistenti ma inapplicate, e misure che aprano spazi di mercato riservati alle Pmi, come esistono in altri Paesi. Nel dettaglio, Malavasi ha chiesto: 1) l’adeguamento dei contributi Inail alle prestazioni effettivamente erogate; 2) la modifica delle aliquote e degli scaglioni Irpef per aumentare il reddito disponibile dei lavoratori, dipendenti e autonomi; 3) l’eliminazione dell’Imu sugli immobili strumentali e, comunque, la deducibilità ai fini delle imposte dirette e dell’Irap; 4) la detassazione degli utili non distribuiti; 5) la stabilizzazione delle agevolazioni per ristrutturazioni ed efficienza energetica. «Queste misure devono poter essere realizzate senza aumentare le imposte – ha tenuto a precisare – ma intervenendo sulla riduzione della spesa per consumi intermedi, sulla spending review, sulla rimodulazione dei regimi fiscali di favore, sul recupero dell’evasione. Va, altresì, perseguito con determinazione un piano che preveda l’alienazione di parti del patrimonio pubblico, ad esclusione degli asset strategici». Malavasi ha rilevato, inoltre, che nel Ddl la pressione fiscale rimane molto elevata, rimangono irrisolte alcune delle principali questioni in tema di costo e mercato del lavoro, non vengono sostenute le esigenze di flessibilità delle imprese, esiste il rischio di un aumento dell’imposizione sugli immobili strumentali di un miliardo, sono incluse scarse risorse per il Fondo di garanzia, mancano gli attesi interventi per i Consorzi Fidi, sono assenti azioni strategiche per il rilancio del turismo, si riduce il rimborso agli autotrasportatori delle accise.

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