23/3/2014 00:00:00

Secondo il segretario generale della Cgil non si può “semplicemente aspettare che il mercato si rimetta in moto chiudendo le diseguglianze che intanto si sono aperte”. “Taglio significativo della spesa pubblica solo con riforma della pubblica amministrazione”.
La seconda e ultima giornata del Forum Confcommercio è cominciata con il panel dedicato alla discussione sullo scenario internazionale. In apertura Gian Maria Gros Pietro, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato che “come banca ci aspettiamo nel 2014 una crescita anemica nel 2014, intorno allo 0,5%, anche se la manovra da poco approvata dal Governo darà certamente un contributo positivo che stimiamo intorno allo 0,3%. Se poi fossero accelerati i pagamenti in sospeso da parte della P.A. verso le imprese, ci potrebbe essere uno shock positivo che potrebbe avere un peso intorno allo 0,9%. E in questo senso è fondamentale il ruolo delle banche, che sono disposte ad anticipare i pagamenti, ma ovviamente a patto che ci siano le condizioni, ovvero la garanzia da parte dello Stato”. Parlando della situazione economica in generale, Gros Pietro ha poi evidenziato che “la direzione delle riforme è quella giusta, ma l’Italia continua ad avere un problema specifico: l’andamento piatto della produttività, che nell’ambito di un continente che non cresce comporta il non avere una quota adeguata del Pil e quindi dei mercato che si sviluppano. E’ un problema che dipende principalmente da due fattori: le diseconomie di sistema e la poca innovazione che le imprese fanno su prodotti, tecnologie e capitale umano”. Il secondo a prendere la parola è stato Barry Eichengreen, della University of California at Berkeley, che ha affrontato il tema della situazione dell’economia statunitense parlando di “crescita deludente nell’ultimo anno, anche se il 2014 sarà un anno migliore. Lo scenario a breve termine è roseo, ma le prospettive a lungo termine lasciano margini di maggiore preoccupazione”. Dagli Usa in Europa si è tornati con l’intervento successivo, quello del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che riferendosi alla situazione in Ucraina ha cominciato chiedendosi se “la logica con cui è stata costruita l’Europa sia compatibile con la ripresa di uno scenario di guerra fredda”. E’ la stessa logica, ha continuato, che “puntando tutto sulla finanza ha aggravato le disuguaglianze. Oggi è urgente togliere il moloch del debito pubblico come unico oggetto di discussione: noi proponiamo la mutualizzazione del debito tra tutti i Paesi perché siamo convinti che non si può semplicemente aspettare che il mercato si rimetta in moto chiudendo le diseguglianze che si sono aperte. La logica del ‘purché si tagli va bene” è del tutto sbagliata, ha solo effetti di avvitamento recessivo”. Parlando poi del tema caldo del taglio della spesa pubblica, la Camusso ha sottolineato che “non è possibile un taglio significativo senza riforma della pubblica amministrazione. Bisogna decidere dove si taglia, qual è il rapporto tra politica e istituzioni, e fare un ragionamento sulla qualità delle retribuzioni . Non possiamo seguire una pura logica di risparmio, servono risorse per rilanciare il Paese e l’abbandono della logica secondo la quale se investe il privato va bene e se investe il pubblico no”. UIl segretario generale della Cgil ha poi lamentato il “depauperamento negli ultimi 20 anni di uno straordinario patrimonio industriale per mancanza di investimenti, ciò che ci rende oggi solo dei componentisti degli apparati industriali del resto d’Europa, siamo sempre meno innovatori e primi in classifica sui prodotti”. Invece “bisogna decidere di tornare a investire nel Paese per quello che è. Il tema è quello di ricostruire rilanciando un modello sociale positivo basato su istruzione, sanità,e previdenza). Serve una vera politica economica che apra un orizzonte differente mettendo tutte le risorse per la ripresa del mercato del lavoro e la riduzione delle disuguaglianze”. La sesione è stata chiusa dall’intervento di Richard Baldwin, direttore del Centre for Economic Policy Research, per il quale “la rapida crescita delle economie emergenti è un ciclo finito, la ripresa mondiale in atto – pure se fragile, frammentaria e con molti rischi collaterali – è trainata dalle economie avanzate”.

 

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi