31/3/2014 00:00:00

L’economia del nostro paese è ferma da tempo, come un’auto in panne, ma dalle ultime settimane iniziano a vedersi segnali di risveglio, fra questi la fiducia delle imprese che l’Istat misura in aumento ascrivendola al livello più alto dal settembre 2011, passando da 88,2 di febbraio a 89,5 marzo. Ma la “luce” che si accende deve essere alimentata ed incoraggiata da una reale azione riformatrice del mondo della politica, da chi ci governa quindi, ma anche da minore rigidità dell’apparato burocratico, freno ad una “macchina” che già fatica a ripartire.

I timidi segnali di ripresa misurati dagli indicatori statistici ancora non sembrano portare alcun effetto positivo nel versate dei consumi, fa notare l’Ufficio Studi Confcommercio: al netto della componente relativa ai prezzi, la dinamica delle vendite, sia in termini congiunturali che tendenziali, rimane negativa confermando, in maniera molto chiara, come la domanda per consumi non abbia minimamente beneficiato di questi segnali e che la ripresa è ancora tutta da costruire. E forse, per contribuire a ricostruire questa ripresa si dovrebbe puntare ancora dipiù su quello che viene definito il petrolio dell’Italia, il turismo ed i servizi turistici che Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi Confcommercio, ha sottolineato, valgono 17 miliardi in termini di esportazioni nette, più di alimentari e arredamento messi insieme, una realtà ancora non percepita nel nostro Paese.

Per Confindustria due tipi di fattori frenano la ripartenza dell’economia italiana. Sul fronte esterno agisce la grande nebbia dell’incertezza sulla solidità dello scenario globale, che spinge a navigare a vista e frena le decisioni di spesa. Sul fronte interno operano gli handicap competitivi strutturali e le lunghe code della crisi.

Secondo Ignazio Visco, presidente di Bankitalia, le “rigidità legislative, burocratiche corporative, imprenditoriali, sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo del nostro paese”. Parole che non sono piaciute ai sindacati e agli imprenditori.

Eurostat ci fornisce una fotografia del costo del lavoro nel vecchio continente ed emerge che in Italia è poco sotto la media dell’Eurozona e molto più basso che in Francia e Germania.

Nel frattempo gli italiani sono preoccupati e lo sono anche per il loro futuro pensionistico, per il quale, secondo un’indagine di Prometeia in collaborazione con Format Research, per gli italiani c’è “molta preoccupazione, poca chiarezza, pochissima intraprendenza”.

Tra i molti appuntamenti importanti previsti per i prossimi giorni, alcuni riportati anche in questa newsletter, ci piace segnalare quello che si svolgerà il 7 aprile a Ferrara, Seminario su salute e benessere per gli adolescenti ferraresi. All’incontro parteciperà il presidente di Format Research Pierluigi Ascani.
 

 

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