3/5/2014 00:00:00

A marzo, in occasione della diffusione dei risultati dell’esercizio 2013, sei delle principali banche italiane hanno anche presentato al mercato i loro piani strategici: Unicredit (UNIC), Intesa Sanpaolo (BISP), Banco Popolare (BPOP), Banca Popolare di Milano (BPMI), Carige (CRGE) e Credito Valtellinese (BPCV). L’intervallo temporale lungo il quale si sviluppano i piani strategici è il 2014-2016/2018, con previsioni basate sullo scenario di riferimento e sulle strategie prefissate per i primi 3 anni, cui fa seguito una crescita inerziale senza ipotesi di ulteriori azioni strategiche nei successivi 2 anni. La sola banca che ha presentato un piano strategico basato su un diverso intervallo temporale è Intesa Sanpaolo ( 2014-2017).
La redditività del patrimonio dagli scarsi o negativi livelli del 2013 dovrebbe salire molto lentamente e terminare il triennio su livelli ancora contenuti. Gli obiettivi al 2016 variano dal valore più alto di Unicredit (8%) a livelli mano a mano decrescenti al diminuire delle dimensioni del gruppo bancario, fino a giungere al minimo del 5% di Credito Valtellinese. Il Rote medio al 2016 è di 6.6%. Nel successivo biennio, grazie a un contesto di riferimento più favorevole con tassi in risalita, diverse banche ipotizzano di raggiungere un Rote del 9% (Banco Popolare, BP Milano e Carige) e del 13% per Unicredit.
I volumi intermediati con la clientela sono previsti in espansione ma a tassi modesti: in media il 3.3% per i crediti verso la clientela e il 3.1% per la raccolta diretta. L’aumento dei crediti sarà molto contenuto per alcuni operatori (intorno al 2% per Banco Popolare, BP Milano e Creval) e più sostenuto per altri (sul 4%-5% per la Core Bank di Unicredit e BP Milano). La raccolta diretta avrà ritmi di crescita più intensi (3.5%-5%) per le banche di minori dimensioni BP Milano, Carige e Creval, mentre sarà molto più contenuta ed inferiore al tasso di crescita dei crediti (intorno al 2%) per la Core Bank di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare. Le attese per la crescita dei ricavi sono molto prudenti, generalmente nell’ordine del 2%-3% (con eccezione di Carige +4.5%), trainata più dalla ripresa dei ricavi da servizi che dal margine di interesse. La debole ripresa prospettata per quest’ultimo trova fondamento nella crescita modesta dei volumi intermediati combinata a uno scenario di tassi che resterà sfavorevole fin verso la fine del triennio. I ricavi da servizi, e nella fattispecie le commissioni da gestione e intermediazione, dovrebbero fare da volano del prossimo triennio. Timidi risultati positivi sono stati ottenuti già nel 2013, quando è stato invertito il trend di riduzione in atto da svariati anni, e sulla scia di questi si colloca la previsione per il futuro. Il rafforzamento dell’attività commerciale, il potenziamento dei canali diretti e nuovi modelli distributivi di filiale dovrebbero portare ad accrescere le masse di raccolta indiretta con la clientela e i ricavi ad esse collegati. Anche l’attività con le imprese, più selettiva su certi segmenti e con un maggiore sostegno all’internazionalizzazione, dovrebbe portare ad accrescere i ricavi da servizi legati a questo segmento di clientela.
I costi operativi sono stati e saranno la leva su cui esercitare un’azione di contrasto alla minore redditività che caratterizza l’attività bancaria nell’era post crisi. Numerose iniziative previste per accrescere il grado di digitalizzazione, dematerializzazione, utilizzo di canali diretti, formazione e specializzazione delle risorse in attività commerciali, ridisegno dei canali distributivi dovrebbero portare a un tasso annuo di crescita medio dei costi prossimo all’1% per molti e in due casi, Banco Popolare e Carige, negativo. Per migliorare l’efficienza operativa i gruppi bancari seguiranno strategie di ridimensionamento della rete di filiali e del personale addetto, anche se in misura meno intensa rispetto ai tre anni appena trascorsi. Nei piani strategici vi è una previsione di chiusura di oltre 1700 filiali in ambito nazionale e una riduzione di organico di quasi 7600 persone in Italia. Tutte queste iniziative permetteranno di riportare il cost/income nel 2016 sotto il 60% e solo alla fine dei 5 anni, nel 2018, verso il 50%.

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