10/5/2014 00:00:00

La Bce lascia invariato il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, al minimo storico dello 0,25%. Il direttivo odierno dell’Eurotower, tenutosi a Bruxelles, prepara l’attacco alla bassa inflazione per il mese di giugno con “misure non convenzionali”. “La decisione odierna è stata una prova del vertice del prossimo mese”, ha promesso il numero uno di Eurotower, Mario Draghi.

Nella rituale conferenza stampa, il presidente della Bce ha toccato tutti gli argomenti ‘ caldi’. Il primo messsaggio ai mercati è sull’adozione di misure ‘non convenzionali’ contro un’inflazione che dovesse rimanere bassa troppo a lungo, situazione monitorata “molto attentamente” dal Consiglio della Bce, pronto ad “agire velocemente”, non appena se ne manifestasse la necessità. Ecco gli altri punti toccati.

RIPRESA GRADUALE – La ripresa nell’Eurozona procede come da aspettative e l’inflazione, anche se resterà bassa a lungo e seguita “solo da un graduale miglioramento”, è “fermamente ancorata” sul medio e lungo termine.

NODO DISOCCUPAZIONE – Si rammarica Draghi: “Anche se i mercati del lavoro nell’Eurozona si stanno stabilizzando e mostrano primi segnali di miglioramento, il tasso di disoccupazione resta elevato” nell’area UE, e “dovunque, le capacità non utilizzate continuano a essere ampie”.

CAMBIO EURO DOLLARO – “Il tasso di cambio non rientra nel target Bce ma è molto importante per la crescita e la stabilità dei prezzi, e il rafforzamento del tasso è causa di grande preoccupazione”. “Monitoreremo le possibili ripercussioni di tutti i rischi geopolitici e gli sviluppi dei tassi di cambio”, tuttavia – stempera Draghi – i livelli dei cambi valutari non rappresentano un “innesco” per le sue decisioni di politica monetaria.

TEMPISTICA INTERVENTI – “L’attuale protratto periodo di bassa inflazione diventerebbe troppo prolungato quando dovessero aumentare i rischi di disallineamento delle aspettative del pubblico sull’andamento dei prezzi”. Perciò la Bce potrebbe intervenire già il mese prossimo, ma, prima di agire il direttorio “vuole vedere l’aggiornamento delle previsioni” su economia e prezzi che i tecnici dell’Eurotower stanno preparando.

‘PIU’ INTEGRAZIONE’ – L’integrazione europea, secondo Draghi, ha funzionato “molto bene dal punto di vista dell’efficienza ma nel processo è stata tralasciata la dimensione dell’equità”. L’Europa “ha fatto tanto ma non puo’ riposare sui successi passati” e che la crisi è stata legata alla “insufficiente integrazione”. Pertanto, ha aggiunto Draghi, occorre rispondere “non nazionalizzando ma andando avanti verso una maggiore integrazione”. Il presidente della Bce ha quindi affermato di riscontrare “evidenti segni di ripresa” in Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda, paesi che hanno “attuato importanti riforme strutturali”. Quelle che l’Italia è da tempo in predicato di realizzare. La mancata citazione dell’Italia tra i paesi più virtuosi ha spinto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a precisare: “Le riforme strutturali avranno risultati positivi anche in Italia”. Draghi doveva aver previsto che sul tema delle riforme le sue parole avrebbero pesato. E infatti sul tema delle riforme e del rispetto degli accordi è andato giù duro.

RAMPOGNA AI DISTRATTI – La Bce concorda con l’Ecofin sul fatto che “l’azione politica decisa è necessaria nei paesi in cui gli squilibri macroeconomici ostacolano il buon funzionamento dell’Unione economica e monetaria”.

PIU’ TEMPO, NON TEMPO ILLIMITATO – Draghi ha ricordato i primi anni del decennio quando “le regole sui bilanci sono state rotte da Italia, Francia e Germania, dopodiché c’è stato un problema di credibilità delle regole europee e questo è stato un fattore che ha permesso tra il 2003 e il 2009 a certi Stati di aumentare debito e deficit che si sono mostrati insostenibili”. La scelta di dare più tempo per raggiungere i target di bilancio agli Stati Eurozona, in ogni caso, è questione “di competenza della Commissione europea e degli Stati membri”.

‘BASTA APPELLI’ – “Nel corso degli ultimi giorni – dice Draghi – abbiamo avuto una gran quantità di raccomandazioni da parte di responsabili politici ed istituzioni praticamente su tutti gli argenti. Siamo
molto riconoscenti”. Tuttavia, aggiunge Draghi, “voi sapere che i trattati fanno di noi un’entità indipendente, per cui occorre sapere che tutto ciò costituisce una minaccia alla nostra indipendenza, e che la nostra credibilità rischia di soffrirne nel lungo periodo”. Tra gli appelli più vicino e più pressanti affinché la Bce agisca contro la minaccia della deflazione vanno ricordati quelli dell’Ocse e quelli del nuovo premier francese Manuel Valls.

REALPOLITIK ESTERA – La Bce “monitora da vicino” le ripercussioni della crisi in Ucraina sull’euro, perché “la potenziale escalation delle sanzioni Ue” contro la Russia, che passerebbero alla fase economica, sarebbe un’evoluzione “che colpirebbe la zona euro più delle altre zone del mondo”: Come dire, pur nella distinzione dei ruoli, un chiaro invito alla prudenza diplomatica.

STOP AGLI ANTI-EURO – “Negli ultimi 20 o 25 anni” con l’euro e l’integrazione “abbiamo portato molti benefici e non voglio tornare alle crisi degli anni ’70 o addirittura dei primi ’90”, osserva Draghi, rispondendo a proposito dei movimenti anti-euro che ha definito espressione “di democrazia”. Anche per questo il programma di riforme va ultimato.

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