18/5/2014 00:00:00

Nel corso di un convegno organizzato da Confcommercio Ravenna, il presidente di Confcommercio ha ribadito che “oggi in Italia c’è un livello di pressione così alto che qualsiasi prospettiva di crescita e di sviluppo del Paese diventa incompatibile”.
Meno tasse e più “bisturi” contro il malaffare, più pagamenti dalla Pubblica Amministrazione e meno accuse di corporativismo. È la ricetta ribadita dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel corso e a margine del convegno ‘Come muovere gli ingranaggi dell’economia – Proposte e scelte per far crescere le piccole e medie imprese’, organizzato da Confcommercio Ravenna. Sangalli, che ha dibattuto con il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, ha innanzi tutto commentato il dato del Pil italiano, di nuovo col segno negativo, definendolo “per molti versi inaspettato, ma noi siamo sempre stati molto cauti. Abbiamo il polso della situazione ogni giorno: tanti imprenditori che fanno fatica, siamo ancora di fronte a una ripresa troppo fragile, incerta, la domanda interna che non riparte. Occorre allora imboccare veramente un percorso sostenibile di riduzione della pressione fiscale. Oggi in Italia c’è un livello di pressione così alto che qualsiasi prospettiva di crescita e di sviluppo del Paese diventa incompatibile”. E “non è possibile – ha aggiunto – vche in un Paese normale non vengano pagati da parte della pubblica amministrazione i debiti verso le imprese, tante imprese han chiuso proprio per i mancati pagamenti”. Il presidente di Confcommercio ha poi ricordato che “i governi Monti e Letta avevano istituito un fondo taglia-tasse, anche il governo Renzi lo ha fatto in un qualche modo: si era detto che ogni euro recuperato dal taglio della spesa pubblica improduttiva e dal contrasto all’evasione-elusione andava impiegato per ridurre la pressione, ma finora questo non è avvenuto. Dal 43,8% del 2013 siamo passati al 44% del 2014, la pressione fiscale ritorna ai livelli del 2012”. E se l’esecutivo di Matteo Renzi “è partito col piede giusto su lavoro e famiglie” anche tramite “gli 80 euro”, il clima di fiducia va valorizzato “attuando la ricetta che noi stiamo portando avanti da tanto tempo: meno spesa pubblica, meno tasse, più lavoro”. Del resto, “questo Paese si regge sulle piccole e medie imprese: non c’è campagna elettorale in cui tutti non ci dicano che sono la spina dorsale del Paese, ma questi amici ‘stagionali’ dopo la campagna elettorale se ne dimenticano”. Sangalli ha quindi puntato il dito contro “i 30 miliardi di euro di sprechi e inefficienza nel settore dei trasporti in un anno”, la frode alimentare”, ma soprattutto “l’abusivismo e la contraffazione nel nostro settore, il terziario, che ogni anno toglie 17 miliardi e 200 milioni mettendo a rischio 80mila imprese regolari e 185mila posti di lavoro”, oppure “la corruzione che brucia ogni anno 60 miliardi: questo non va, bisogna incidere e adoperare il bisturi”. E sulla questione della concertazione, il numero uno Confcommercio si è detto “non un nostalgico della sala Verde, ma il dialogo con le parti sociali è fondamentale. Qualcuno decida, ma prima ci ascolti. Non siamo corporativi, smettiamola. Portiamo avanti i problemi delle nostre imprese, perché sono i problemi del Paese”.

 

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