3/6/2014 00:00:00

Pochi giorni fa è stato presentato il rapporto annuale dell’Istat, un appuntamento importante per fare il punto della situazione del nostro paese. Gli spunti forniti sono davvero moltissimi, ma uno di quelli che maggiormente ci ha fatto riflette è che, nonostante ”un lieve miglioramento, nel 2013” la povertà rappresenta una ”condizione strutturale” in Italia dove, nel 2012, si è registrato un rischio di persistere in tale stato ”tra i più alti d’Europa”. Una situazione fortemente negativa, ”cinque volte più elevata” nel sud, e ”tre volte più elevata” tra gli under 35. E che spinge inevitabilmente le famiglie a ridurre i consumi laddove – anche se sempre più determinate per la sopravvivenza – diminuisce la spesa dei Comuni per la povertà e il disagio.
E i dati congiunturali in nostro possesso confermano la tendenza già da tempo consolidata: la ripresa stenta ad avviarsi con la fiducia delle imprese in calo e l’occupazione che continua a scendere, anche a livello mondiale, come sottolinea ILO, +3,2 milioni nel 2014.

L’economia italiana sta attraversando “una fase di stallo” e questo anche a giudicare dagli ultimi dati forniti dall’Istat sui prezzi al consumo: c’è un calo dell’inflazione nel mese di maggio che, sottolineano da Confcommercio, può essere letto come il segnale di un’economia che non riesce a trovare la via della ripresa. E Federalberghi registra che per il ponte del 2 giugno la differenza di italiani in vacanza con l’ultimo ‘ponte’ simile a quello di quest’anno, che si registrò nel 2011, ammonterebbe ad oltre 2,5 milioni di persone in meno.

La crescita, ha ricordato Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, è necessaria per superare le sofferenze del Paese, ma i danni che la recessione ha provocato sul settore industriale “sono stati devastanti”.

Nelle Considerazioni Finali il presidente di Banca d’Italia Ignazio Visco ha palato della lunga recessione il cui pesante lascito segna gravemente l’economia italiana: “la caduta dell’attività̀ rivolta all’interno è stata drammatica: nel complesso la produzione industriale si è contratta di un quarto. Nell’ultimo trimestre del 2013, mentre le esportazioni erano quasi tornate ai livelli della fine del 2007, i consumi delle famiglie erano ancora inferiori di circa l’8 per cento, gli investimenti del 26, con una perdita di capacità produttiva nell’industria dell’ordine del 15 per cento. Anche se vi sono segni di miglioramento della fiducia, la necessità di compensare l’erosione dei risparmi accumulati, l’incertezza sulle prospettive dei redditi nel medio e lungo periodo continueranno a gravare sui consumi delle famiglie”.

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