26/6/2014 00:00:00

L’aumento delle accise sulla birra avra’ l’effetto di registrare un introito reale che sara’ piu’ basso del 62% e si perderanno comunque 2.400 posti di lavoro giovanili. Uno studio realizzato da REF chiarisce che gli aumenti della fiscalita’ (+30% in 15 mesi) programmati dallo Stato porteranno in effetti – a causa della flessione dei consumi (-5%) seguita all’innalzamento dei prezzi nemmeno il 40% delle risorse attese: 68 milioni di euro invece di 177. La campagna salvalatuabirra voluta da AssoBirra, che ha raggiunto e superato la soglia delle 100.000 firme raccolte contro l’aumento delle tasse sulla birra, lancia un appello al Governo: ”fermate l’aumento di gennaio e salverete in extremis circa 1.200 posti di lavoro”. Se la nostra accisa fosse ai livelli (3-4 volte in meno) spagnolo e tedesco, il settore vedrebbe generati circa 5.000 posti di lavoro in piu’. ”La birra – spiega Alberto Frausin, Presidente di AssoBirra – e’ l’unica bevanda alcolica da pasto gravata da accisa in Italia e il Governo ha deciso di aumentare ancora la tassazione sul nostro prodotto. Ma quando aumentano le tasse il prezzo della birra sale, si riducono i consumi e, come dimostra lo studio del REF, anche lo Stato non ci guadagna quello che ha programmato… Mentre l’effetto depressivo di questi aumenti sull’occupazione, soprattutto giovanile, resta: fino a oggi abbiamo gia’ bruciato, con i primi 2 aumenti, 1.200 posti di lavoro in settori strategici come l’industria alimentare, l’agricoltura, la distribuzione, bar e ristoranti. Ma siamo ancora in tempo a fermare l’ultimo aumento previsto a gennaio, salvaguardando in questo modo la fonte di reddito di 1.200 famiglie italiane. 100.000 italiani sono con noi, hanno firmato la nostra petizione e ci chiedono di andare avanti. #stopaumentoagennaio e’ il nostro slogan e continueremo a spingerlo e sostenerlo fino a quando non verremo ascoltati”.

 

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