27/6/2014 00:00:00

Per l’economia italiana il verdetto dei duri dati non è confortante: stagnazione nei volumi e nei prezzi. PIL, produzione industriale, costruzioni, vendite al dettaglio, immatricolazioni di auto ed esportazioni indicano un’encefalogramma piatto tra estate 2013 e primavera 2014.

Le attese di un lento ma progressivo recupero dai minimi raggiunti con la seconda recessione sono andate deluse; anzi, quei minimi sono stati ritoccati. La previsione per l’anno in corso deve essere decisamente rivista all’ingiù, fino a indicare crescita nulla.

Ma non è tutto buio. Non pochi indicatori sono in miglioramento, pur in modo discontinuo: l’occupazione, che si è stabilizzata; il fatturato delle imprese industriali; la fiducia di famiglie e imprese manifatturiere; l’anticipatore OCSE; gli indici di diffusione dell’attività. Questi ultimi, poi, suggeriscono accelerazione dell’incremento dell’attività sia nel manifatturiero sia nei servizi.

La forbice tra informazioni qualitative e statistiche effettive, che si è aperta da un anno a questa parte, tenderà a chiudersi all’insù nella seconda metà dell’anno. Perché le condizioni internazionali rimangono favorevoli, con gli USA che sono sempre più solidamente instradati nell’espansione, l’Eurozona che lentamente si riprende (sebbene con divari crescenti e insostenibili al suo interno), gli emergenti che marciano (anche se con minor slancio).

L’andamento atteso nei tassi di interesse smorzerà la forza dell’euro e ciò attenuerà il suo marcato impatto restrittivo. Ci sono indicazioni che il credit crunch ha iniziato ad allentare la stretta. La BCE è in procinto di varare nuove misure espansive (finalmente).

Gli ordini interni di beni di investimento continuano a salire, nonostante l’alta capacità produttiva inutilizzata, perché gli acquisti di macchinari avevano toccato un minimo in rapporto al PIL e perché per competere le imprese devono innovare prodotti e processi.

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