29/6/2014 00:00:00

I progressivi aumenti delle tasse sulle bevande cosiddette spiritose hanno eroso i fatturati aziendali, colpendo, in una sorta di effetto domino, i posti di lavoro ed i prezzi finali dei prodotti. E per oltre il 40% degli imprenditori, il rischio di licenziamenti è già una realtà. E’ quanto evidenzia lo studio, effettuato dalla società Format research ed illustrato dal presidente Pierluigi Ascani, per l’Osservatorio congiunturale di AssoDistil, presentato in occasione dell’Assemblea svoltasi a Roma. “I prezzi più alti provocheranno un’ulteriore contrazione delle vendite di distillati nazionali – ha detto Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – mettendo a rischio la sopravvivenza delle nostre aziende”. Ecco perché il numero uno di AssoDistil ha chiesto ufficialmente “lo stop” dei prossimi aumenti delle accise, previsti nel 2015.

A preoccupare ancora di più gli industriali, è l’insorgere di fenomeni criminosi come i furti d’alcol. “L’aumento delle accise, oltre a generare fenomeni di produzioni clandestine e contrabbando di acquaviti – ha sottolineato il direttore dell’Associazione Daniele Nicolini – ha provocato una recrudescenza di furti di prodotti alcolici sfusi o imbottigliati, che avvengono talvolta con modalità violente”.

AssoDistil chiede l’abbuono dell’imposta in tutti i casi in cui i procedimenti giudiziari dimostrino l’estraneità delle distillerie nelle fattispecie criminose. Emaldi ha quindi auspicato “che il nuovo Governo alle prese con la revisione del Testo unico accise si mostri sensibile alle istanze della categoria e congeli i contenziosi in essere, nelle more dell’individuazione di soluzioni maggiormente equilibrate”.

 

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