11/7/2014 00:00:00

Adagio, ma avanti. L’economia italiana ha smesso di affondare, ma la risalita è lenta e ostacolata dal peso del debito pubblico (che sia di famiglie, imprese banche o settore pubblico) e dalla necessità di ricapitalizzazione del sistema bancario. Da tre trimestri la crescita del Pil oscilla attorno allo zero, in una alternanza di +/- 0.1% che mediano tra settori già in netto recupero e altri ancora in recessione, con una diffusione settoriale della ripresa che stenta ad allargarsi.

Prometeia prevede che anche nei prossimi tre anni, le pre condizioni per il rientro del peso del debito pubblico su Pil si manterranno difficili, a prescindere dalle politiche di bilancio. La crescita del Pil nominale, circa il 2.6 per cento medio annuo tra il 2014 e il 2017, decisamente inferiore al rendimento nominale dei titoli di stato a lungo termine (il 3.8 per cento se guardiamo al costo medio del debito pubblico date le ipotesi di riduzione dello spread contenute nella previsione), implicherà un avanzo primario di bilancio di almeno 1.2 per cento del Pil per evitare che il rapporto debito pubblico/Pil aumenti, maggiore dell’1.2 se si vuole che tale rapporto si riduca.

Prometeia prevede che l’incremento del Pil si fermerà quest’anno allo 0.3%, salendo poi a 1.2% nel 2015 non solo per l’effetto dei dati storici peggiori delle attese, ma anche per la forza del ciclo internazionale il cui abbrivio è inferiore alle attese e la forza dell’euro che persiste nonostante l’ulteriore allentamento della politica monetaria.

In questo contesto, le decisioni adottate dal consiglio direttivo della Bce lo scorso 5 giugno possono rappresentare un deciso passo in avanti a sostegno della ripresa. Esse prevedono, dal prossimo settembre al settembre del 2016, l’erogazione di liquidità alle banche in una misura pari a tre volte la quantità dei prestiti effettuati. Liquidità che dovrebbe permettere alle banche italiane non solo di riavviare, già nel corso dell’ultimo trimestre di quest’anno, il canale del credito all’economia riducendo il costo del funding, ma anche di conservare o addirittura ampliare il proprio portafoglio di titoli del debito pubblico italiano, consentendo una gestione più agevole dello stesso e convalidando una discesa degli spread sui titoli tedeschi. Più offerta di credito bancario a tassi inferiori, spread sovrano più basso e dunque un premio per il rischio paese che si abbassa per tutti gli emittenti italiani e di cui si avvantaggerebbero anche le imprese. Con l’ausilio del modello trimestrale per l’economia italiana, Prometeia stima che gli effetti positivi si manifesteranno soprattutto sugli investimenti strumentali e soprattutto nel corso del 2015, effetti quantificabili, in estrema sintesi, in circa due decimi di Pil. La bassa inflazione che sta caratterizzando questa fase di lento avvio della ripresa, non aiuta. Se, nonostante tutto, la graduale ripresa del commercio estero continuerà a essere uno dei driver della ripresa, va ricordato che i grandi progressi compiuti dalle nostre imprese sui mercati esteri non hanno colmato i gap nella capacità di intercettare la domanda estera. La nostra competitività di prezzo non ha recuperato le ingenti perdite cumulate negli anni 2000 e farlo quando l’inflazione sfiora lo zero ed è molto bassa ovunque in Europa diventa quasi impossibile, se non rischiando la deflazione anche se negli ultimi mesi sembra si sia fermata l’aspettativa di una riduzione generalizzata dei prezzi.

In sintesi, una ripresa che si è timidamente avviata ma che ha bisogno di sostegno per consolidarsi, sostegno che la politica monetaria si è attrezzata per fornire, cosa che la politica fiscale dovrà cercare di fare sfruttando al massimo tutti gli spazi e gli strumenti possibili. Un sostegno che deve mirare a promuovere le sole componenti della domanda sulle quali possiamo fare leva e che identificano un modello di sviluppo totalmente differente da quello, per molti versi insoddisfacente, che ha caratterizzato gli anni pre-crisi: meno investimenti in costruzioni e consumi pubblici, più sostegno ai consumi delle famiglie, agli investimenti in beni strumentali (e a elevato contenuto tecnologico), alle esportazioni.

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