9/8/2014 00:00:00

Tra il 1996 e il 2013 l’Italia, tra i 28 paesi dell’unione europea e le 10 principali economie Ocse, è il paese che ha registrato le più basse dinamiche di crescita del Pil pro capite con appena il +2,1%, ben lontano dai principali competitors europei, come Francia (+18%), Spagna (+24,5%), Germania (+25,4%) e Regno Unito (+31,9%), e a una distanza incolmabile rispetto ai Paesi dell’Est e del Nord Europa cresciuti a tassi che vanno dal +47,8% dell’Ungheria fino al +168% della Lituania; un divario che emerge sia nel periodo pre-crisi (1996-2007), con una crescita inferiore di 10 punti alla media europea, sia nel periodo successivo (2008-2013), nel quale la riduzione del Pil pro capite è stata superiore a quella degli altri Paesi; tutto questo conferma non solo che le debolezze strutturali del nostro Paese sono precedenti ed estranee all’introduzione della moneta unica, ma soprattutto che sebbene la crescita sia un problema che riguarda nel complesso tutta l’Europa, la maggiore difficoltà a riprendere il cammino della ripresa è una caratteristica tutta italiana; tra le cause, eccessiva pressione fiscale, inefficienze della P.A. e una struttura dei costi sfavorevole all’attività di impresa.

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