1/9/2014 00:00:00

Sono i dati economici forniti dall’Istat che caratterizzano, purtroppo in modo decisamente negativo, questo periodo di fine estate. Il Pil ancora giù; e i prezzi sempre in calo rischiano di portare l’Italia verso una vera e propria stagnazione economica. Del resto questi risultati non sono una sorpresa ma la conferma di quelli pubblicati dall’Istituto di Statistica nei mesi precedenti. Il punto è che ora, quella che prima era vista da alcuni solo come un’ipotesi pessimistica, il “rischio deflazione”, si è materializzata concretamente e nel Paese si è tornato a parlare di deflazione dopo oltre cinquant’anni con la differenza che, in quegli anni l’Italia godeva di un periodo di forte ripresa economica, il così detto “boom economico”, oggi invece, ad essa si sommano la recessione e una disoccupazione che, specie per i giovani e specie nel mezzogiorno è gravissima, tanto da arrivare oltre il 40%.
Si deve però precisare che in un’intervista al Sole 24 Ore del 31 agosto, il presidente dell’Istat Giorgio Alleva spiega che la flessione dell’indicatore dei prezzi, registrata per la prima volta dal ’59, è dello 0.1% rispetto all’anno precedente ma “al netto dei prodotti energetici la variazione dei prezzi in agosto è positiva: l’inflazione è dello 0,4%, in aumento rispetto al più; 0,3% del mese precedente. Dunque, l’elemento nuovo della dinamica in discesa dei prezzi al consumo è interamente spiegato dalla riduzione dei prezzi energetici”.

Di fronte a questi numeri così importanti fanno sentire la loro voce le associazioni di categoria, in particolare Confcommercio e Confindustria che chiedono al governo una scossa per l’economia. Il presidente Squinzi parla di trovare una nuova visione del Paese che pensi alle nuove generazioni, anche con soluzioni difficili, e Confcommercio aggiunge che per vincere la crisi in atto si dovrà; sostenere, oltre al manifatturiero, il ruolo dei servizi di mercato che contribuiscono per oltre il 40% al Pil e all’occupazione del Paese.

Ma il ruolo fondamentale delle imprese per l’economia italiana rischia di essere frenato anche da un difficile accesso al credito: l’ Osservatorio Confcommercio sul credito realizzato con Format Research nel secondo trimestre del 2014 mostra che per le imprese, soprattutto quelle di minori dimensioni e quelle operanti nel Mezzogiorno, l’accesso al credito, alla fine della prima metà; dell’anno, si conferma difficoltoso, costoso e limitato.

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi