30/9/2014 00:00:00

Politiche attive del lavoro, formazione duale e transizione scuola-lavoro. Su questi temi si sono confrontati i rappresentanti dei governi italiano e tedesco il 29 settembre presso la sede della Camera di Commercio di Roma.

L’evento è stato promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali della Repubblica Italiana e dal ministero del Lavoro e degli Affari sociali della Repubblica Federale di Germania e ha visto la partecipazione di rappresentanti delle parti sociali di entrambi i Paesi.

In apertura dei lavori il presidente dell’Isfol, Pier Antonio Varesi, ha illustrato le principali novità introdotte nel sistema educativo italiano per avvicinare sempre di più la formazione al lavoro: “Negli ultimi 15 anni – ha sottolineato Varesi – vi è stato uno straordinario sforzo per intensificare a tutti i livelli del sistema educativo il rapporto con il sistema produttivo. I tirocini formativi e di orientamento, cioè le esperienze di lavoro che integrano l’apprendimento teorico, sono ormai patrimonio diffuso in tutto il sistema educativo, dalla formazione professionale all’università”. In questo quadro si inserisce “l’istituzione del quarto anno nella IeFP (Istruzione e formazione professionale) e la nascita dell’Istruzione e formazione tecnica superiore, che offre ai giovani quell’opzione formativa di livello terziario non accademico che ancora mancava”. Varesi ha proseguito poi soffermandosi sulle recenti modifiche che hanno investito l’apprendistato, ispirate al modello tedesco ma adattate al contesto nazionale, ovvero, il sistema ‘duale in salsa italiana’ così come lo ha definito il presidente. Si tratta, in particolare, dell’avvio del programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda rivolti agli studenti dell’ultimo biennio delle scuole secondare di secondo grado, e della possibilità riservata agli studenti universitari di conseguire la laurea attraverso l’utilizzo dell’apprendistato nell’ultimo anno di corso.

Varesi ha concluso richiamando il documento del Governo sulla “Buona scuola” laddove si sottolinea la necessità di coltivare il rapporto tra sistema educativo e imprese.

“In Italia bisogna investire in politiche attive, costruire servizi per il lavoro e dare garanzie omogenee a tutti i lavoratori. E’ necessario l’impegno di tutte le parti per creare meccanismi condivisi, non può essere affidato tutto solo allo Stato” ha affermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. E la chiave del successo del modello tedesco risiede proprio nella collaborazione fra le parti. “E’ il patto per la formazione che abbiamo stipulato con tutte le forze in campo che ci permette di avere il consenso e andare avanti” ha detto Andrea Nahles, ministro del Lavoro della repubblica federale tedesca.

Collaborazione che va di pari passo con efficienza organizzativa dei servizi per l’impiego. “In Germania le Agenzie hanno il mandato di garantire la transizione tra la formazione e il lavoro e di aiutare chi ha perso il lavoro a trovarne un altro”, ha spiegato Raimund Becher dell’Agenzia federale tedesca per l’impiego che ha proseguito: “Facciamo inoltre consulenza e orientamento nelle scuole due anni prima della fine degli studi”.

E ancora: “Sul piatto ci sono 24 milioni di euro messi a disposizione dalle imprese – ha evidenziato Reinhard Gohner in rappresentanza dei datori di lavoro tedeschi. – Gli imprenditori vanno direttamente nelle scuole e nelle università per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Abbiamo unito le migliori teste e le migliori mani”.

I due modelli – italiano e tedesco – sono poi stati oggetto di approfondita analisi nel corso degli interventi successivi che hanno visto la partecipazione di rappresentanti del mondo datoriale e sindacale.

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