3/10/2014 00:00:00

E’ una “fatica erculea” quella di fronte all’Europa per rilanciare la crescita ed evitare la deflazione. E come nel mito di Idra – dice il presidente Bce Mario Draghi – occorre un doppio sforzo, per risolvere i problemi nella componente ciclica ma anche alla radice: i Paesi devono assicurare riforme strutturali e risanare i bilanci.  “Solo le riforme strutturali, che aumentano la crescita potenziale, e quindi la sostenibilità del debito, possono creare i margini per usare in futuro la politica di bilancio” in funzione pro-crescita. Lo ha detto il presidente Bce, Mario Draghi, ricordando che le politiche suggerite per l’Ue “sono anche, e forse specialmente, valide per l’Italia”. Dal canto suo la BCE, come atteso, ha lasciato i tassi fermi allo 0,05% e ha delineato il suo programma di acquisto degli Abs, i titoli che impacchettano prestiti a famiglie e imprese (con una deroga per includere anche Grecia e Cipro), e delle obbligazioni garantite bancarie a metà ottobre. E’ la parte conclusiva del pacchetto di giugno – assieme a tassi negativi e maxi prestiti ‘Tltro’ – che da sola, nelle stime della Bce, un potenziale di ben 1.000 miliardi di euro. Una cifra in grado di riportare le lancette del bilancio della Bce ai livelli record d’inizio 2012, oltre 3.000 miliardi, dagli attuali poco più di 2.000. Molto dipenderà dalla risposta di famiglie e, soprattutto, imprese e quanto queste, specie le pmi, chiederanno credito per investire. E dunque, a ricaduta, dalle condizioni che i governi sono chiamati a creare per ristabilire la domanda aggregata – riforme strutturali del lavoro e dei prodotti, risanamento dei bilanci pro-crescita abbassando le tasse. Lo scopo è creare abbastanza massa monetaria per far risalire l’inflazione dell’Eurozona dall’attuale 0,3%, ma Draghi non si nasconde le difficoltà. Le aspettative inflazionistiche a medio e lungo termine, il principale metro usato dalla Bce, sono peggiorate, e “vediamo che i rischi sono aumentati”: occorrerà valutare “nei prossimi mesi, non anni”.

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