17/11/2014 00:00:00

L’Eurozona è ancora a rischio recessione, anzi di un triple dip, cioè di una terza recessione, lo ha detto Jean-Michel Six, capo economista Emea (Europe, Middle East, Africa) di Standard & Poor’s. L’FMI, invece parla di ripresa globale lenta con rischi di stagnazione per la zona euro. Anche la valutazione della BCE “sostanzialmente in linea” con il quadro di un indebolimento della crescita dell’Eurozona, aggiungendo che gli analisti hanno tagliato le stime di crescita a +0,8% per il 2014 (dal precedente +1%), +1,2% per il 2015 (da 1,5%) e +1,5% per l’anno successivo (da 1,7%).

In questo quadro non sono confortanti i dati Istat sul Pil italiano che è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti del terzo trimestre del 2013.

Una crisi europea e italiana, dunque, quella che stiamo vivendo, e per la quale appare sempre più difficile trovare una via d’uscita che secondo Confcommercio è da individuare nelle politiche di stimolo ai consumi e agli investimenti, politiche che siano più incisive di quelle praticate fino ad ora, altrimenti sostengono “dovremo arrenderci al fatto che la recessione, o la stagnazione, possano diventare una costante per la nostra economia”.
Come evidenziato più volte anche in questo outlook, il processo per una agognata ripartenza passa attraverso la ripresa della domanda interna e per ciò occorrerebbe la mano delle istituzioni.

Tra le misure economiche intraprese dal Governo c’è quella dell’anticipo del Tfr in busta paga. Si tratta di una misura controversa accompagnata da molti dubbi e perplessità alle quali prova dare delle risposte concrete l’indagine Confcommercio-Format. L’impatto del provvedimento potrebbe “colpire” circa 300.000 imprese fino a 49 addetti, ma il Tfr in busta paga lo chiederà soltanto un lavoratore su cinque. Il 60% circa dei lavoratori utilizzerà l’anticipo del Tfr per i consumi o, comunque, per effettuare quelle spese delle quali ha necessità, mentre il 40% lo ritirerà per risparmiarlo.

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