29/1/2015 00:00:00

Le rilevazioni ISTAT sul clima di fiducia nel Paese forniscono indicazioni positive: l’indice di fiducia dei consumatori sale a 104,0 da 99,9 di dicembre 2014 e al tempo stesso l’indice di fiducia delle imprese sale a 91,6 da 87,6.
Dall’analisi dei dati si evince che a livello aggregato gli italiani sono più fiduciosi sul proprio futuro personale e sulle prospettive economiche. Dai dati sulle imprese si ricavano diverse indicazioni: aumenta il clima di fiducia nei settori dei servizi alle imprese delle costruzioni, si registra una sostanziale stabilità nel settore manifatturiero, più visibile il calo nel solo settore del commercio al dettaglio. Gli indicatori di fiducia sembrano coerenti con un quadro macroeconomico che presenta diverse novità positive: il calo del prezzo del petrolio prelude a costi più bassi per l’energia, il livello discendente nel cambio euro/dollaro promette una spinta al nostro export, tassi di interesse più bassi per i titoli del debito pubblico riducono il costo del debito sulle finanze dello Stato, il taglio della componente lavoro sull’IRAP e il bonus Irpef per i lavoratori (misure della Legge di stabilità in vigore dal primo gennaio) alleggeriscono il peso delle tasse su imprese e famiglie, le quali potranno anche approvvigionarsi di finanziamenti a tassi più contenuti grazie alla politica monetaria della Banca Centrale Europea.
E intanto dal settore immobiliare arrivano segnali di una ripresa: nel terzo trimestre 2014 si è registrata una crescita del settore di +3,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Aumentano in modo significativo i mutui, i finanziamenti e le altre obbligazioni con costituzione di ipoteca. Una ripresa che sembra diffusa in tutte le aree geografiche del paese. I più recenti dati elaborati dall’Istat hanno indicato un incremento del reddito a disposizione delle famiglie, non ancora trasformato in consumi. Ciò che è sembrato mancare a fine 2014 è proprio la scintilla di fiducia che – ricostituita una base di risparmio adeguata – trasforma il reddito disponibile in consumi e le risorse finanziare in investimenti. La progressiva riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese accanto alle riforme strutturali costituiscono le leve attraverso le quali il Governo intende creare le condizioni per la ripresa.

 

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