29/1/2015 00:00:00

La crescita del Pil sarà allo 0,7 per cento nell’anno, due decimi in più rispetto a quanto stimato tre mesi fa. L’accelerazione più forte si manifesterebbe nel corso dell’ultimo trimestre del 2015 con una crescita tendenziale dell’1,3%.
Nell’arco di quest’anno la ripresa si consoliderà ma che l’aumento del Pil sarà pari, già nell’ultimo scorcio del 2015 a +1,3% in rapporto all’ultimo trimestre del 2014. Il controshock petrolifero, la debolezza del cambio, l’intervento straordinario da 1.140 miliardi con il Quantitative easing deciso dalla Bce di Mario Draghi: sono tutti elementi che vanno a sommarsi ai primi fattori di supporto alla ripresa emersi già all’inizio dell’autunno, ovvero, spiegano gli economisti bolognesi, una politica fiscale e una politica creditizia non più di segno restrittivo. Per questo, essi dovrebbero sviluppare un’onda d’urto tale da riuscire a incrinare la «barriera di cautela» che la crisi ha innalzato di fronte alle scelte delle famiglie e delle imprese: la ripresa, dunque, dovrebbe essere tale da contrastare l’eredità statistica negativa del quarto trimestre del 2014. E dovrebbe divenire robusta in corso d’anno, favorita, come spiegano gli esperti «anche dagli effetti dell’afflusso turistico verso l’Expo milanese»; anche se il dato d’incremento medio del Pil quest’anno dovrebbe attestarsi a +0,7 per cento (comunque due decimi di punto in più rispetto a quanto si stimava solo tre mesi fa). La crescita dovrebbe assumere un ritmo medio dell’1,4 per cento nel 2016 e negli anni successivi; l’inflazione dovrebbe rimanere bassa per tutto l’anno per poi essere riportata sopra l’uno per cento dalla ripresa, nel 2016. Ma, nel frattempo, tutti i ribassi dei prezzi dell’energia e del dollaro si saranno tradotti in 13 miliardi in più di reddito disponibile per le famiglie, un incremento di risorse che non dovrebbe tardare a tradursi in più consumi e più investimenti. Inoltre, il Qe darà una mano ai conti pubblici, facendo scendere la spesa per interessi al 4,2 per cento. Infine, anche se il tasso di disoccupazione resterà fermo al 12,8%, il Jobs act è destinato a spingere l’occupazione e a creare nel 2015 ben centodiecimila occupati in più.

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