9/2/2015 00:00:00

Un giudizio agrodolce quello della Commissione Europea nelle “Previsioni d’inverno sullo stato di salute economico finanziaria degli stati membri” e le prospettive di crescita in tutta Europa sono ancora frenate da un contesto poco favorevole agli investimenti e da un’elevata disoccupazione. Gli sviluppi fondamentali verificatisi dall’autunno scorso hanno tuttavia migliorato le prospettive a breve termine: i prezzi del petrolio sono scesi più rapidamente che in passato, l’euro si è notevolmente deprezzato, la BCE ha annunciato un allentamento quantitativo (quantitative easing) e la Commissione europea ha presentato il suo piano di investimenti per l’Europa. Tutti questi fattori avranno effetti positivi sulla crescita.

Per quanto riguarda il nostro Paese la Banca d’Italia rivede al rialzo le previsioni di crescita per il 2015 a oltre +0,5% dalla precedente stima del +0,4%. Lo ha dichiarato il governatore, Ignazio Visco, nel corso del suo intervento al convegno Forex.

Unioncamere ha incontrato il Governo e ha chiesto una riforma in tempi rapidi che dia certezze sulla mission e sulle risorse del sistema camerale. Scongiurata l’abolizione del diritto camerale. E da Unioncamere, nel rapporto Movimprese 2014, si mostrano i risultati raggiunti dalle imprese al termine di un faticoso 2014 e le stime per il 2015. Il futuro più prossimo delle aziende italiane sembra migliore più di quanto ci si aspettasse: si arresta l’”emorragia” con 31mila chiusure in meno del 2013. Saldi positivi nei servizi, turismo e commercio; in rosso agricoltura, manifattura e costruzioni.
È un effetto di questi tempi di crisi: in Italia due giovani su tre vivono con la famiglia: nella fascia d’età tra i 18 e 34 anni si arriva al 65,8%. Questo secondo i dati Eurostat.
Cambiano i tempi e cambiano le esigenze delle persone e così, nonostante la crisi, la spesa delle famiglie per il tempo libero (viaggi, vacanze, telefonia, ecc) era il 15,3% nel 1995 ed è il 18% oggi. Del resto siamo un popolo moderno e siamo cambiati, anche per quanto riguarda i consumi: gli italiani, secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, “possono rinunciare a un pasto strutturato o addirittura rinunciarvi completamente ma non possono vivere oltre 60 minuti senza controllare il proprio cellulare”.

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