16/2/2015 00:00:00

Negli ultimi tempi, come anche in questa settimana, vediamo segnali che possono lasciar ben sperare, eppure il contesto economico nel quale siamo immersi è e rimane fragile. Questa fragilità; è ancor più; grave perché s’inserisce in un sistema in cui crisi e corruzione, come ha detto il presidente della Corte dei conti Squittieri durante la cerimonia d’inaugurazione anno giudiziario 2015, “procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra”.

La Confindustria, nell’indagine rapida sulla produzione industriale mostra ottimismo e ritiene che il sostegno ad essa verrà; sia dalla domanda interna sia da quella estera: vi sono diversi segnali di recupero della prima (immatricolazioni di autovetture, fiducia delle famiglie, occupazione) e la seconda è vista in accelerazione (indagine PMI Markit). Inoltre, nei prossimi mesi si avrà il pieno dispiegarsi degli effetti espansivi del calo del prezzo del petrolio e del deprezzamento dell’euro.

Il debito delle amministrazioni pubbliche è sceso a dicembre di circa 26 miliardi di euro rispetto al mese precedente, portandosi a 2.134,9 miliardi. Lo comunica Bankitalia nel Supplemento al Bollettino statistico sulla finanza pubblica. A fine 2013 il debito era pari a 2.068,7 miliardi, pari al 127,8% del Pil.

L‘Istat ha comunicato che nel 2014 il PIL è diminuito dello 0,4% (l’anno appena trascorso ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al 2013), e che la variazione acquisita per il 2015 è pari a -0,1%. Nel quarto trimestre del 2014 il Prodotto Interno Lordo (PIL) è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente. Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio la ripresa rimane comunque “tutta da costruire” e il dato Istat “conferma che la nostra economia è afflitta da una perdurante stagnazione che ha contraddistinto almeno tutto l’anno passato”.

Secondo l’Ocse poi, la mancata ripresa dalla recessione sta portando il reddito pro capite dell’Italia a scendere ancora più; in basso rispetto alle principali economie della sua area.

I Conti economici territoriali dell‘Istat mostrano un’Italia a due velocità;, infatti il Pil pro-capite del Sud è la metà; di quello del Centro-Nord. Nel 2013 il Pil per abitante risulta pari a 33,5 mila euro nel Nord-ovest, a 31,4 mila euro nel Nord-est e a 29,4 mila euro nel Centro. Il Mezzogiorno, con un livello di Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta un differenziale negativo molto ampio.

Aumenta la fiducia delle imprese del terziario Fvg, in parte per effetto di fattori esogeni, in parte a seguito del lieve miglioramento del livello dei ricavi. Ancora preoccupante la situazione occupazionale, anche se ci si attende una variazione positiva in vista dei primi tre mesi del 2015. è quanto emerge dall’Indagine realizzata da Confcommercio Fvg in collaborazione con Format Ricerche”.

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