25/2/2015 00:00:00

Prospettive internazionali e interne molto più favorevoli aprono alla politica economica spazi di intervento inattesi. La manovra approvata con la legge di stabilità, pur sostanzialmente immodificata nell’iter parlamentare, può dunque trovare condizioni di realizzabilità più solide.
E’ indispensabile che nel caso italiano gli spazi di intervento siano volti ad incidere sulle aspettative di famiglie e imprese dando, anche su impulso dell’azione pubblica, nuovo stimolo a consumi e investimenti, senza tuttavia procedere ad un aumento corrispondente della spesa pubblica. Solo una rapida attuazione di riforme economiche e istituzionali può consentire di recuperare condizioni di certezza di operatori e imprese nel rapporto con le amministrazioni pubbliche.
Non può essere persa, ancora una volta, l’occasione di utilizzare l’allentamento del vincolo di bilancio per il superamento di storiche distorsioni, per governare una attenta revisione dei confini dell’intervento pubblico, avvicinando il nostro paese ad una effettiva normalizzazione della politica fiscale.
E’ questo il messaggio che emerge dall’allegato Rapporto della Corte dei conti “Le prospettive della finanza pubblica dopo la legge di stabilità” approvato dalle Sezioni Riunite il 18 febbraio 2015, che la Corte, secondo una prassi già avviata lo scorso anno, ha oggi trasmesso al Parlamento.
Dopo un aggiornamento delle prospettive economiche del Paese alla luce dei principali fattori di novità (il calo del prezzo del petrolio, l’indebolimento del cambio, le nuove linee guida europee e gli interventi decisi dal Consiglio direttivo della BCE), il Rapporto analizza e valuta gli effetti delle principali misure di intervento della legge di stabilità sottolineando i punti di forza e le debolezza.
I cambiamenti dello scenario macroeconomico vengono a innestarsi su una manovra di finanza pubblica rimasta sostanzialmente invariata nell’iter parlamentare.
Nonostante il minore impulso espansivo della manovra in disavanzo (in risposta ai rilievi della Commissione europea), le misure della legge di stabilità confermano le indicazioni programmatiche: incidere in senso positivo sulla fiducia degli operatori economici, con interventi strutturali di modifica del mercato del lavoro e del sistema fiscale.
Una attenzione particolare è riservata nel Rapporto alle prospettive di abbattimento del costo del debito pubblico connesse alla importante riduzione della spesa per interessi che le decisioni di recente assunte dalla Banca centrale europea sembrano prefigurare. Le risorse liberate appaiono almeno nel breve termine consistenti ma non devono spingere a rallentare il necessario processo di revisione della spesa.
Per quanto di importi rilevanti, infatti, questi possibili risparmi non attenuano le incertezze sul conseguimento degli obiettivi di saldo primario, anche perché qualora questi obiettivi venissero rispettati a pieno, il rafforzamento del ciclo economico ne impedirebbe la completa traslazione sul saldo strutturale. Un elemento che denota la fragilità latente nell’aggiustamento dello scenario di finanza pubblica: l’interruzione della fase di discesa dei tassi di interesse riproporrebbe la necessità di nuovi sforzi per il rispetto degli obiettivi di saldo.
Sul fronte della spesa il Rapporto osserva che se gli obiettivi di razionalizzazione, efficientamento e contenimento della spesa statale sono largamente condivisi, l’effettiva realizzazione di risparmi consistenti appare un traguardo molto difficile allorché ci si misuri con le limitate categorie di spesa realisticamente aggredibili, per le quali, tra l’altro, i margini ancora disponibili per ulteriori tagli sono ridotti dai ripetuti interventi di contenimento negli ultimi anni. Secondo la Corte, dunque, condizione ineludibile per ridurre una troppo gravosa pressione fiscale è che si metta in discussione il perimetro stesso dell’intervento pubblico e che si reingegnerizzino i processi produttivi dell’amministrazione pubblica.
Una condizione che consentirebbe anche di evitare un utilizzo “forzato” del sistema fiscale chiamato a garantire la copertura dei livelli di spesa previsti ricorrendo sia a significative prenotazioni di gettito futuro sia ad entrate incerte quali quelle legate alla lotta all’evasione. Scelte non sempre in sintonia con gli indirizzi della programmata riforma fiscale.

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