14/3/2015 00:00:00

Intervenuto ieri al workshop a Cernobbio The European House- Ambrosetti, Visco ha detto:
«È arrivato il QE ed è scoppiato l’ottimismo, un ottimismo nuovo che fino a poche settimane fa non c’era. Ma bisogna stare attenti, essere consapevoli e cogliere le opportunità quando si presentano, come in questo momento. C’è ancora fragilità. C’è il problema profondo della distanza tra l’Europa e il resto del mondo che si sta allargando. Ci sono stati indicatori recenti piuttosto favorevoli, in Europa e in Italia, ma altri poco favorevoli come l’ultimo dato dell’indice sulla produzione industriale. O si interviene e si cambia in maniera strutturale, o si decide di affrontare un mondo che è molto cambiato negli ultimi 15, 25 anni, o si soccombe».
Ma non tutto si spiega con le mosse di Draghi: “In realtà c’è qualcosa di più profondo – ha affermato il Governatore della Banca d’Italia – sul piano qualitativo gli indicatori sono tutti favorevoli. E poi ci sono le aspettative, gli animal spirits, c’è tanta fiducia”.
Visco ha confermato che il calo dei tassi e la svalutazione del cambio porterà a una crescita sopra il mezzo punto di Pil quest’anno e sopra l’1,5% nel 2016. Ma ha anche pronosticato che «non possiamo tenere i tassi allo 0% per un periodo troppo lungo e bisogna tornare velocemente al target Bce del tasso d’inflazione vicino al 2%». L’Italia, consapevole dei suoi problemi strutturali «che si porta dietro da decenni», deve cambiare adesso «cogliere il momento o non va da nessuna parte». Il QE aiuta dove le riforme strutturali non sono riuscite a mettere in moto la domanda e le aspettative di una crescita migliore. L’Italia deve saper cogliere l’opportunità che si presenta con il QE, perché il QE riduce l’incertezza macroeconomica e migliora il contesto per gli interventi strutturali. «Quel che conta è il cambio reale che è la capacità di un sistema di investire e acquisire guadagni di produttività». L’unica strada, l’unica risposta sta negli investimenti in nuove tecnologie, nella riorganizzazione delle imprese e la crescita dimensionale delle Pmi. «Ora dobbiamo farlo, è inevitabile, o si fa o si soccombe. Va cambiata la struttura tecnologica dell’intero paese, le piccole imprese dovranno aggregarsi, serve un sistema bancario più solido e questa è la direzione giusta, va soddisfatta la nuova domanda che deriva dai cambiamenti demografici. Serve skilled labour, più investimenti dall’estero che stimolano la concorrenza, migliore legalità, scuola».

 

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