10/4/2018 00:00:00

Di recente vari osservatori hanno sostenuto che valori elevati dello stock di crediti deteriorati (non-performing loans, NPLs) possono limitare la capacità delle banche di erogare prestiti, influenzando negativamente il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Questa nota presenta alcuni fatti e riassume recenti studi che sollevano dubbi su questa tesi. In sintesi, essa non sembra avere solide basi teoriche o empiriche.
Gli NPL sono attività relativamente opache, di difficile valutazione e quindi illiquide; inoltre, tipicamente non producono un rendimento. Quindi, banche caratterizzate da un’elevata incidenza di NPLs tenderanno, a parità di altre condizioni, a essere poco redditizie e dovranno pagare un premio per il rischio sui mercati dei capitali e della liquidità. Non a caso, il Meccanismo di Vigilanza Unico ha adottato vari provvedimenti miranti a ridurre il peso degli NPLs nei bilanci bancari, con ottimi risultati. Questa nota sostiene che ci sono molte ragioni per ridurre gli NPLs, ma che non tutte hanno solide basi.

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