Più di un giovane su sei ha smesso di lavorare dall’inizio della pandemia di COVID-19 mentre, coloro che hanno mantenuto il lavoro sono soggetti ad una riduzione dell’orario pari al 23 per cento, avverte l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). In questo senso i giovani sono stati colpiti in modo “sproporzionato e devastante” dalla pandemia e il massiccio e rapido aumento della disoccupazione giovanile registrato dal mese di febbraio colpisce maggiormente le giovani donne rispetto ai giovani uomini.

La crisi economica innescata dalla pandemia ha avuto effetti durissimi sul mondo del lavoro, effetti rilevati anche nelle recenti analisi di Format Research. Dalla ricerca Format Research – Ascom Confcommercio Bergamo (dati al 30 aprile 2020), presentata il 26 maggio, emerge che la sospensione delle attività per il lockdown ha comportato la paralisi del tessuto produttivo della provincia di Bergamo. Si prevede il rischio di perdere almeno l’11% del valore aggiunto del terziario nel 2020 (pari a circa 20 miliardi di euro): rischiano di andare in fumo 2 miliardi e 200 milioni di euro. Allo stesso modo, gli effetti potrebbero essere devastanti sul fronte occupazionale: a Bergamo sono a rischio 49 mila posti di lavoro nel commercio, nel turismo e nei servizi (circa -27% rispetto al 2019).

I dati Conftrasporto-Confcommercio di marzo aprile, elaborati – nel raffronto con lo stesso periodo del 2019 – dall’Ufficio studi su indagine periodica Format Research sulle imprese italiane dell’autotrasporto mostrano il quadro di un settore che non ha mai smesso di viaggiare, anche quando, fra il 9 marzo e il 13 maggio, tutto il Paese era in lockdown, eppure gli effetti di questo ci sono stati e si sono riverberati anche sull’occupazione, con una perdita in termini di retribuzioni e contributi stimabile complessivamente in circa 370 milioni di euro, coperta in parte dagli ammortizzatori sociali. Lo ‘screening’, inoltre, libera il campo da conclusioni semplicistiche, che vorrebbero l’autotrasporto in piena salute per il solo fatto di non essersi fermato. Secondo i dati Conftrasporto-Confcommercio, rimanere aperti mitiga sì il tasso di mortalità di breve termine delle imprese, ma i cali di domanda riducono la natalità in modo repentino ed eccezionale. Se la situazione dovesse permanere anche nel prossimo trimestre, il saldo demografico delle imprese potrebbe avere effetti permanenti sulla tenuta del settore.

Se timidi segnali di miglioramento giungono dalla fiducia dell’economia di Eurolandia nel mese di maggio, con l’indice che misura il sentiment complessivo che è risultato in leggera risalita, come reso noto dalla Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione europea (DG ECFIN), l’Istat mostra come l’emergenza sanitaria in corso continua ad influenzare negativamente il clima di fiducia degli operatori economici. Così per i consumatori l’indice raggiunge il valore più basso da dicembre 2013; per le imprese registra il valore minimo dall’inizio della serie storica, a marzo 2005. Per quanto riguarda le imprese, si rilevano livelli bassi di fiducia soprattutto nei servizi di mercato mentre la manifattura evidenzia una maggiore tenuta.

Le stime del Centro Studi Confindustria sulla produzione industriale mostrano numeri davvero preoccupanti. A maggio la produzione industriale italiana è diminuita del 33,8% rispetto a un anno prima, dopo il -44,3% rilevato ad aprile. Nella media degli ultimi tre mesi, cioè da quando sono state introdotte le misure di contenimento del Covid-19, il livello dell’indice destagionalizzato della produzione è inferiore del 34,2% rispetto a febbraio. E viene lanciato un allarme: “In assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo, nel giro di pochi mesi si rischia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che renderà ancora più impervia la strada verso l’uscita dall’attuale crisi economica”.

Il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, in una intervista del 30 maggio al Mattino di Napoli è molto chiaro: “La risposta ad un’emergenza sociale di questa portata ha bisogno di tempestività e la tempestività richiede semplificazione”. Quindi alleggerimento della burocrazia e, per quanto riguarda la liquidità, sostiene: “I banchieri siano lungimiranti come nel dopoguerra”.

Riemergere dalla profondità cui ci ha spinto la crisi non sarà facile, ma un importante aiuto dovrebbe darlo il Recovery Found per il quale l’Italia potrebbe essere il Paese maggiormente beneficiario, circa 170 miliardi di euro. Ora si dovrà dare la giusta destinazione a queste risorse con piani di investimento credibili e condivisi dalla Commissione Europea (come è giusto che sia), per recuperare, almeno in parte, il terreno perduto e ricostituire la fiducia anche attraverso una ripartenza reale della produttività e del mondo del lavoro.

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi