L’Istat ha pubblicato, nei giorni scorsi, il Rapporto annuale sull’Italia nel quale scrive che, a metà 2020, il quadro economico e sociale italiano si presenta eccezionalmente complesso e incerto. Al rallentamento congiunturale del 2019 si è sovrapposto l’impatto della crisi sanitaria e, nel primo trimestre, il Pil ha segnato un crollo congiunturale del 5,3%; i segnali più recenti includono: inflazione negativa, calo degli occupati, marcata diminuzione della forza lavoro e caduta del tasso di attività, una prima risalita dei climi di fiducia. Le previsioni Istat stimano per il 2020 un forte calo dell’attività economica, solo in parte recuperato l’anno successivo.

Per rilanciare l’economia “l’alleggerimento della pressione fiscale è una delle componenti più importanti del programma di Governo”, sostiene il ministro Gualtieri, e dopo il taglio del cuneo partito da luglio, il governo sta lavorando a “una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta”. (Vedi QUI) Le tante problematiche economiche e sociali del nostro Paese, con la crisi dovuta all’emergenza covid, sono ingigantite, ed è ora necessario muoversi in fretta e con criterio. Bene quindi agire sulla pressione fiscale ma non si deve dimenticare che avere uno Stato più efficiente comporterebbe enormi benefici per tutti. L’Italia, ci ricorda Confcommercio, è terzultima tra i paesi Ocse per qualità della burocrazia, cosa che, sostiene l’Ufficio studi Confcommercio, ha avuto un impatto pesantissimo sulla crescita del Paese causando una perdita di circa 70 miliardi.

C’è poi la questione occupazione dove il quadro disegnato è critico. Scrive l’Istat che a maggio  i dati mensili sul mercato del lavoro descrivono un’evoluzione diversa rispetto a quella dei mesi precedenti: rispetto a marzo e aprile, la diminuzione dell’occupazione è più contenuta, il numero di disoccupati sale sensibilmente a seguito del contenimento delle restrizioni previsto dal Dpcm del 26 aprile e si osserva un recupero consistente di ore lavorate. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità. L’effetto sui tassi di occupazione e disoccupazione è la diminuzione di oltre un punto percentuale in tre mesi.

In questo contesto, un segnale prezioso e confortante è il pure modestissimo aumento degli indipendenti (6mila unità su aprile), a segnalare che, nonostante la cappa di incertezza, vi sia voglia di fare impresa e di scommettere sul futuro”, scrive l’Ufficio Studi Confcommercio.

 Uno dei settori che fortemente ha subito l’impatto della crisi dovuta alla pandemia è senza dubbio quello delle librerie. È stato presentato durante la 76^ Assemblea Ali il primo Osservatorio sulle librerie italiane a cura di Format Research.   Dopo l’emergenza sanitaria oltre il 90% delle librerie italiane ha segnalato un peggioramento dell’andamento economico della propria attività a causa dello scoppio della pandemia e, oltre l’84% è in difficoltà nel riuscire a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario come: pagare i propri dipendenti, provvedere a bollette e affitti, sostenere gli oneri contributivi e fiscali. L’Osservatorio Ali Confcommercio sulle librerie in Italia indaga un settore da 3.670 esercizi e oltre 11mila occupati.

Di segno opposto ciò che è avvenuto nel settore e-commerce in questi ultimi mesi.  Secondo l’ultimo Osservatorio sull’E-commerce realizzato per la Confcommercio di Trieste da Format Research. Nell’ultima settimana di aprile, durante il lockdown, gli ordini online in Fvg sono aumentati su base tendenziale del 130%.

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