I danni all’economia prodotti dalla crisi innescata dalla pandemia sono evidenti nei dati sul Prodotto Interno Lordo. Eurostat segnala che il PIL in calo del 12,1% nell’area dell’euro e dell’11,9% nell’UE è il peggior dato dall’inizio della serie storica nel 1995, e l’Italia che segna un calo oltre ogni previsione al 12,4, non è il Paese ad aver segnato la prestazione peggiore in Europa, ma certamente su questo risultato pesa, come sostiene l’Ufficio Studi Confcommercio, l’azzeramento del settore turistico.

E il Governo sta studiando la possibilità di favorire, tramite un “bonus” legato ad alcune tipologie di spese da effettuare con carte o bancomat, una spinta ai consumi che dovrebbe essere di almeno due miliardi, secondo quanto riportato dall’Ansa (Vedi Qui).

A giugno, scrive Istat, le vendite al dettaglio, al netto della stagionalità, registrano un aumento del 12,1% rispetto a maggio, trainato dalla ripresa dei beni non alimentari dopo il crollo nel periodo dell’emergenza Covid-19. L’indice destagionalizzato delle vendite torna ad un livello (101,8) di poco inferiore a quello di gennaio (102,9), ultimo mese precedente l’emergenza, con uno scostamento di solo 1,1 punti percentuali. Nel primo semestre del 2020, tra le diverse forme distributive, solo il commercio elettronico vede un forte aumento tendenziale (+32,5%) mentre calano, seppure in misura diversa, i rimanenti comparti.

A giugno 2020 i dati sul mercato del lavoro descrivono un andamento che conferma una tendenza alla flessione dei livelli di occupazione, scrive l’Istat nella nota mensile su occupati e disoccupati, seppure a ritmi via via più contenuti. È una situazione che continua ad essere estremamente allarmate e perfino nell’Angelus domenicale, il Pontefice ha chiesto un impegno della politica per rilanciare il lavoro che, “Sarà il problema della post-pandemia”, ha detto Papa Francesco (Vedi QUI)

In Friuli Venezia Giulia, l’Osservatorio sulle imprese del Terziario a cura di Format Research, ha evidenziato come il primo semestre del 2020 abbia segnato una perdita di 7mila assunzioni nella regione; una crisi a livello locale che si affianca alla più ampia recessione globale. Ciò in un contesto in cui la previsione circa l’andamento della propria impresa nella seconda metà del 2020, nonostante un lieve rimbalzo, resta molto sotto i livelli del 2019, e il 92% degli imprenditori del terziario del Friuli Venezia Giulia pensa che un nuovo “lockdown” sarebbe il «colpo di grazia» per il tessuto economico del territorio: un’azienda su tre sarebbe a rischio chiusura.

I risultati che emergono dalla ricerca sulle imprese del terziario della regione Calabria, realizzata da Confcommercio Calabria in collaborazione con Format Research sono durissimi: nella regione Calabria rischiano di scomparire 9 mila imprese del terziario con una perdita di 23 mila posti di lavoro. La stima della perdita di ricchezza del settore in termini di valore aggiunto è pari a 2 miliari di euro (-7% su base annua).

Questo sito o gli strumenti di terze parti in esso integrati fanno uso di cookie necessari per il funzionamento e per il raggiungimento delle finalità descritte nella cookie policy. Per saperne di più o per revocare il consenso relativamente a uno o tutti i cookie, fai riferimento alla Privacy e Cookie policy. Cliccando su "Accetta" dichiari di accettare l’utilizzo di cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi