Prima il crollo senza precedenti del Pil europeo (è diminuito dell’11,8%, secondo una stima pubblicata da Eurostat è la flessione più grave osservata dall’inizio della serie storica nel 1995), poi gli “estesi segnali di ripresa emersi, da maggio, per la produzione industriale e da giugno per i nuovi ordinativi della manifattura”, di cui parla l’Istat nella nota mensile sull’Economia Italiana.

Questa settimana fra le parole più usate negli articoli di economa ci sono “rimbalzo” e “ripresa”. Ma se i segnali buoni ci sono di certo non mancano quelli negativi. Come ha detto il Commissario europeo all’Economia Gentiloni: “La ripresa è in corso ma c’è molta incertezza in relazione alla sua rapidità”.

Nei giorni scorsi, a Berlino, si è tenuto l’Ecofin informale. Il ministro dell’Economia italiano, Roberto Gualtieri, a margine dell’incontro ha dichiarato che “la Ripresa è superiore alle aspettative, ma è necessario mantenere una politica espansiva” … “Molti colleghi hanno sottolineato che i dati dell’Italia sono migliori di quanto ci si aspettasse. L’Italia è tra quelli che stanno avendo un rimbalzo che si sente” (vedi QUI).

Nel commentare le Decisioni di Politica Monetaria, la Presidente della BCE Christine Lagarde ha detto: “L’Eurozona necessita ancora di un ampio stimolo monetario”. …”I dati economici nell’Eurozona indicano un forte rimbalzo dell’attività economica anche se il livello è più basso rispetto al periodo pre-pandemico “, ma “le prospettive della ripresa continuano ad essere circondate da incertezze a causa dell’emergenza coronavirus“.

La produzione industriale italiana, rileva l’Istat, è salita a luglio del 7,4%, ma rimane comunque a meno 8% su base annua. L’Istituto di Statistica scrive che nella media del trimestre maggio-luglio il livello della produzione è cresciuto del 15% rispetto ai tre mesi precedenti.

Nella sua Congiuntura Flash, l’Ufficio studi Confindustria, definisce il “rimbalzo” dell’economia “parziale e tormentato”, parlando di servizi ancora deboli e industria sotto ritmo, non mancando di sottolineare il periodo che continua ad essere di marcata incertezza e per la pandemia in corso e per le tensioni internazionali, in particolare la Brexit, che pesano sui commerci internazionali. Evidenze che troviamo anche nel Rapporto Export, pubblicato il 10 settembre, da Sace Simest e nei dati negativi sull’export di Istat.

Preoccupa molto la questione lavoro. I dati Istat pubblicati venerdì scorso mostrano che nel secondo trimestre del 2020 gli occupati sono diminuiti, a causa dell’emergenza sanitaria e del lockdown, di 470mila unità rispetto al primo trimestre e di 841mila unità rispetto al secondo trimestre 2019. La riduzione è dovuta soprattutto al calo dei lavoratori a termine e degli indipendenti. Commentando questi dati, l’Ufficio studi di Confcommercio ha scritto: “Particolarmente colpito il commercio e le attività di servizi di alloggio e di ristorazione, che non bisogna trascurare offrono a molti giovani tra la primavera e l’estate opportunità di lavoro”. “I timidi segnali di ripresa registrati a luglio non dovrebbero aver modificato questa situazione considerato che gli occupati indipendenti continuano a diminuire”.

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