16 Ottobre 2020 – Sono estremamente preoccupanti i dati emersi dalla seconda indagine di Confcommercio Roma “L’impatto dell’emergenza sulle imprese culturali a Roma”. La ricerca è stata realizzata dall’Istituto di Ricerca Format Research su un panel di 105 aziende, cinema e teatri della Capitale.

Più della metà delle imprese, con le sale vuote e il sipario tirato giù, non ha ricevuto alcuna sovvenzione dallo Stato. E quasi la metà tra teatri e cinema non ha più riaperto dopo il lockdown.

Tinte fosche perché «manca il pubblico pagante». Questa la motivazione data nel 62% dei casi da chi gestisce un teatro.

«La mancanza di liquidità – spiega Valerio Toniolo, presidente Confcommercio cultura – è uno scoglio molto grande. I privati vivono quasi totalmente sugli incassi del biglietto. E specialmente per le sale teatrali è un’impresa riuscire a coprire i costi, visto che molto spesso le mura non sono di proprietà e quindi si paga un affitto. Il contingentamento, inoltre, ha ridotto i posti a sedere di 2 terzi».

Il 57% degli imprenditori dice di pensare a “ridurre l’attività di programmazione”, il 49,5% a “sfoltire il personale” e il 44% a diminuire, nel caso dei cinema, il numero delle sale. Quando finirà il blocco dei licenziamenti, a fine anno, il 51% pensa che dovrà cominciare a licenziare.

Pubblico calato dell’80% e la maggioranza degli imprenditori prevede un peggioramento. Il 56,7 % è senza aiuti di Stato per la riapertura, se non si inverte la rotta chiusura per quasi l’11 % percento delle attività.

Soffre anche l’indotto: «L’elemento ulteriore da rilevare è che c’è una commistione molto forte tra la situazione negativa del settore intrattenimento e tutto l’indotto tra cui bar, ristoranti, taxi, che soffre a sua volta dai mancati ingressi delle persone al cinema e al teatro» afferma Valerio Toniolo, presidente del Coordinamento di imprese culturali Confcommercio

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