(Aggiornato 11 Novembre 2020)

24 Ottobre 2020 – Il sentiment delle imprese del settore terziario bergamasco è stato sondato da Ascom Confcommercio Bergamo attraverso la ricerca commissionata a Format Research, l’Osservatorio congiunturale sulle imprese del terziario della provincia di Bergamo, sul clima di fiducia diffuso sul territorio, come riportato sul quotidiano L’Eco di Bergamo. (vedi allegato)

 

28 ottobre2020 – Presentati il 27 ottobre nuovi dati dell’Osservatorio Congiunturale del Terziario, elaborati da Format Research. A Bergamo, i primi sei mesi del 2020 hanno portato un calo del 59% delle aperture di nuove imprese rispetto allo stesso periodo del 2019 (la media nazionale è del -41%), dato ancora più drammatico nel turismo (-80%),  mentre prospettive assolutamente negative si stagliano di conseguenza sul ponte nazionale.

 

4 Novembre 2020 – L’Osservatorio congiunturale Ascom-Format Research evidenzia il crescente indebitamento delle imprese e un peggioramento della percezione dei costi dei servizi bancari in un momento di grande difficoltà
Le imprese si stanno indebitando più ora che a marzo. Diminuisce la propensione degli imprenditori del terziario agli investimenti: il 53% vi ha rinunciato definitivamente. Calano i costi di istruttoria ma aumentano quelli del finanziamento e soprattutto cresce il costo dei servizi bancari. Se oltre la metà delle domande di finanziamento è stata accolta  (il 50,7%), il 18% ha ottenuto meno di quanto richiesto e il 24,8% delle imprese è ancora in attesa di una risposta.
Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dall’Osservatorio Congiunturale sulle imprese del terziario della provincia di Bergamo del Rapporto di ricerca condotto da Format Research, commissionato e presentato da Ascom Confcommercio Bergamo. “Proprio quando ne cresce la necessità, la percezione delle imprese è che stia peggiorando il costo del finanziamento,  ma soprattutto il costo dei servizi bancari generali – commenta il direttore Ascom  Oscar Fusini-. L’effetto può essere la conseguenza della disintermediazione stabilita con il decreto liquidità, che ha scavalcato il ruolo di calmieratore del costo del denaro dei Confidi”.  L’analisi dei costi bancari e la necessità di rinegoziare i finanziamenti esistenti risultano fondamentali soprattutto per le imprese micro e piccole. “Il check-up finanziario diventa imprescindibile per le imprese- commenta Riccardo Martinelli, presidente della Cooperativa di Garanzia Fogalco-. Gli imprenditori in questi mesi hanno messo in campo tutti gli sforzi e le energie possibili, dando fondo ai risparmi, anche per anticipare il pagamento delle casse integrazioni dei dipendenti. Ma ora le imprese si trovano come non mai nella necessità di indebitarsi. Siamo al loro fianco per ottenere credito a migliori condizioni, attraverso la garanzia consortile e per supportare investimenti o spese sostenute intercettando bandi e contributi attraverso il nostro sportello di finanza agevolata”.

I dati dell’Osservatorio del credito Format Research 

Fabbisogno finanziario ed investimenti 

La crisi di liquidità del terziario di Bergamo, con l’indice crollato di 39 punti percentuali a marzo (in pre-lockdown  era a quota 59, a marzo a 20) ha recuperato 10 punti in questi mesi, tornando a quota 30. La proiezione a fine anno, sperando che non si ingeneri un nuovo lockdown, è di raggiungere quota 36 a dicembre, indice al di sopra di 13 punti rispetto alla media nazionale (a quota 23). Il recupero è stato avvertito un po’ in tutti i settori, in particolare per il commercio con + 18%, turismo + 11 e servizi + 11. A livello dimensionale, a recuperare sono state soprattutto le micro imprese fino a un addetto e la piccola impresa fino a cinque addetti, che avevano visto crollare l’indice in primavera ai minimi storici.
Il 56% di imprese del terziario non ha in programma investimenti nei prossimi due anni.  Di queste il 53% ha rinunciato definitivamente per la crisi, mentre il 47%  porterà a termine i progetti posticipandoli, oltre il prossimo biennio.

Domanda e offerta di credito

E’ in aumento la percentuale delle imprese che ha richiesto credito (37% contro il 32% del semestre precedente).  Più della metà delle domande di fido o finanziamento è stata accolta (il 50,7%), il 18 % però con importo inferiore a quello richiesto; il 24,8% è ancora in attesa di una risposta, mentre il 6,6% delle domande è stato respinto.
Rispetto al costo del finanziamento l’indice si attesta a quota 50, con un calo di 1 punto rispetto al trimestre precedente (51). L’indice peggiore è per il turismo a quota 46, il migliore quello dei servizi a 52, mentre il commercio segna il 51. L’indice migliora con la  crescita della dimensione di impresa e quindi con il maggiore potere contrattuale (si passa da 38 per le imprese che impiegano un addetto per salire a 56 per le imprese con più du 49 addetti).
Anche il costo dell’istruttoria è in linea con il trimestre precedente, a quota 39 (era 38 nei tre mesi scorsi).  Invariato anche l’indice complessivo sulla durata temporale del credito, a 43, anche per quanto riguarda settori e dimensioni d’impresa.
Sostanzialmente invariato l’indice delle garanzie a quota 44 (un punto al di sopra del trimestre precedente dove era a 43). Le valutazioni peggiori riguardano il turismo (41) e le imprese che impiegano tra 6 e i 9 addetti,  a cui il sistema bancario chiede maggiore copertura.
In aumento il costo percepito dei servizi bancari con l’indice che cala a 48  (con 4 punti in meno rispetto al trimestre precedente).

 

11 novembre 2020 – Smart working nel terziario, crescita rispetto al pre Covid del +1005%

Il 43,1% delle imprese del terziario l’ha adottato o lo introdurrà . Oltre il 67% delle imprese lo valuta efficace. Fusini: “Resta però inadatto per commercio e turismo e ha svuotato i centri urbani”.

Con il ritorno delle restrizioni a contrasto della pandemia e gli incentivi al lavoro da remoto, torna d’attualità il tema dello smart working. L’Osservatorio Congiunturale sulle imprese del terziario della provincia di Bergamo condotto da Format Research per Ascom Confcommercio Bergamo, traccia il quadro del ricorso al lavoro agile nelle imprese del terziario bergamasco. Tra le principali evidenze, emerge che quasi la metà delle imprese ha introdotto un’esperienza di smart working nel 2020. Il 43,1% ha adottato o adotterà lo smart working nel corso dell’anno.

La crescita è stata esponenziale a seguito del primo lockdown e degli incentivi al lavoro da remoto. Prima della pandemia erano solo il 3,9% le imprese ad adottare il lavoro agile, con un vero e proprio boom del 1.005%.

La crescita è continuata anche dopo la primavera, quando la percentuale era del 37%.

In quest’ultimo mese c’è stato un ulteriore balzo del 16,5%.

Delle imprese che hanno fatto ricorso allo smart working, la metà, pari al 22,3% del totale, non proseguirà al termine dell’emergenza sanitaria. Le imprese che invece hanno dichiarato che continueranno a impiegare questa tipologia di lavoro saranno il 20,9%.

Tra le imprese che concederanno lo smart working, solamente il 22,9% cioè un’impresa su quattro, lo concederà a tutti o almeno a gran parte dei dipendenti, mentre il 36,1% lo concederà in rotazione e il 41% lo riserverà a poche persone e solo per pochi giorni la settimana.

Quanto al giudizio sullo smart working è molto positivo per il 25,3% delle imprese che lo adotta, in linea con il dato della primavera, mentre è abbastanza buono per il 42% degli utilizzatori (con una percentuale complessiva di soddisfazione del 67,3%), con una crescita del 4% rispetto al dato primaverile (quando lo era per il 38%).

Lo smart working nel terziario risulta in generale adatto per il settore dei servizi e meno per il commercio e il turismo, salvo per le aziende di medie e grandi dimensioni.

“Lo smart working è stato apprezzato perché ha consentito alle imprese di non interrompere il lavoro a seguito delle chiusure e ha consentito ai lavoratori di gestire i figli durante la chiusura delle scuole- commenta il direttore Ascom Oscar Fusini-. Tuttavia, il lavoro agile continua a non essere compatibile per molti settori produttivi tra cui commercio e ristorazione. Infatti nonostante i ripetuti blocchi delle attività del terziario il 56,9% non vi ha fatto ricorso”. Non mancano anche effetti negativi sulla vitalità dei centri urbani: “Lo smart working svuota le città e impoverisce il commercio tradizionale e la ristorazione- continua Fusini- Con la fine della pandemia il sistema tornerà ad un equilibrio, più sostenibile per tutti. In particolare, potrà continuare ad essere concesso laddove sia funzionale e assicuri produttività del lavoro. Verosimilmente continuerà a essere impiegato per tutti gli incarichi che non comportino contatti con la clientela e in cui il lavoro sia effettivamente misurabile”.

 

 

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