La pandemia ha dato il via a una drastica recessione globale: i lockdown imposti dai governi per limitarne la diffusione nella primavera del 2020 hanno gravemente sconvolto le attività economiche. In uno scritto della Banca Mondiale leggiamo che l’impatto del COVID-19 ha portato a numerosi confronti – alcuni con la crisi finanziaria globale del 2007-2008, altri con la Seconda guerra mondiale e ancora di più con crisi che conosciamo solo dai libri di storia. Sebbene questi possano sembrare drammatici, la pandemia ha avuto un impatto di ampia portata su quasi ogni aspetto dello sviluppo, come poche crisi prima di essa. La portata della pandemia sarà nota solo negli anni a venire.

Nel Bollettino economico n°8 del 2020, la BCE sostiene che, sebbene nel terzo trimestre la ripresa dell’attività economica sia stata più vigorosa rispetto alle attese e le prospettive per la distribuzione dei vaccini siano incoraggianti, la pandemia di coronavirus continua a ingenerare gravi rischi per la salute pubblica e per le economie dell’area dell’euro e del resto del mondo. In particolare, l’Italia, assieme a Spagna, Francia e Slovacchia, registrerà nel 2021 i disavanzi “più elevati” nell’Eurozona con percentuali superiori al 7,5% del Pil.

Giungono inaspettati segnali positivi dal mercato del lavoro a novembre: secondo Istat, dopo la sostanziale stabilità di ottobre, il numero degli occupati è tornato a crescere (+63.000 unità), mentre il tasso di disoccupazione è calato all’8,9%.  Non bisogna però tralasciare la questione dell’ampliamento dell’area dell’inattività: a novembre, il numero di inattivi cresce (+0,5%, pari a +73mila unità) tra le donne, gli uomini, i 25-49enni e gli ultra 65enni, mentre diminuisce tra 15-24enni e 50-64enni. Il tasso di inattività sale così al 35,8% (+0,2 punti).

Importante anche il dato Istat su i prezzi: nonostante il moderato incremento rilevato in termini congiunturali (+0,3%), leggermente superiore a quanto previsto (+0,1), nel confronto annuo a dicembre permane la situazione di deflazione che si protrae da otto mesi. L’anno che si è appena concluso registra la terza variazione negativa dei prezzi dal 1954, dopo i casi del 1959 e del 2016.

Siamo ormai in periodo di saldi e secondo l’indagine Confcommercio, realizzata in collaborazione con Format Research, sei italiani su dieci approfitteranno dei saldi invernali per fare acquisti risultato in percentuale leggermente in crescita rispetto all’anno scorso, (64% contro 61,8%). Diminuisce però la spesa a famiglia destinata allo shopping scontato, stimata in 254 euro contro i 324 euro dell’anno passato, quindi 70 euro in meno.

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