26 Gennaio 2021 – Preoccupano le nuove varianti del Covid. Lo spettro della diffusione delle varianti del Sars-CoV-2, in particolare di quella inglese e sudafricana che sembrano essere particolarmente contagiose, pericolose e, si teme, rilevare maggiore resistenza ai vaccini, incombono e non solo sull’Europa, che tenta di correre ai ripari prima che sia troppo tardi.
Alla pandemia, che sta provocando danni, sia in termini di vite e salute che in termini economici, paragonabili soltanto a quelli dei conflitti mondiali passati, si aggiungono in Italia le incertezze politiche derivanti dal difficile momento, con una crisi di governo evitata per il rotto della cuffia la settimana scorsa ma che ha lasciato un esecutivo debole, ad alto rischio di collasso, in uno dei momenti più difficili della nostra storia.

Nella Congiuntura Confcommercio è scritto che “il 2021 si è aperto con segnali di peggioramento della situazione sanitaria e con il conseguente inasprimento e prolungamento, in molti Paesi, delle misure di contrasto alla pandemia.

Nell’incertezza riguardo alla “matematica” dell’epidemia a causa dell’assenza di una stima dell’efficacia delle misure di contrasto, la collocazione temporale del momento della normalizzazione e, quindi, della ripresa economica, diventa un esercizio di speranza più che di proiezione di tendenze ragionevolmente prevedibili. Pure immaginando una ripresa nella tarda primavera, assumendo vasta efficacia delle attuali campagne vaccinali in Italia e nei paesi partener commerciali, di fatto le restrizioni all’attività produttiva si protrarranno ancora a lungo. L’esercizio di realismo cui si è obbligati porta a non escludere un mancato rimbalzo dell’economia italiana nel 2021, deludendo le aspettative di un concreto recupero di ampia parte delle perdite di prodotto e di consumi patite nel 2020”.

Nella conferenza stampa relativa alle Decisioni di politica monetaria, la Banca Centrale Europea “riconferma” l’orientamento “molto accomodante” della sua politica monetaria e alla luce del quadro attuale, su cui pesano Covid e lockdown, avverte di una doppia recessione in arrivo nell’Eurozona. La Presidente Christine Lagarde ha sottolineato che “l’incertezza resta elevata, con rischi al ribasso sulle prospettive nel breve termine, ma meno pronunciati, e con una inflazione debole a causa di una domanda debole”. Sostenendo che “Più probabilmente vedremo una ripresa nella seconda parte dell’anno” per cui “serve ancora un ampio sostegno monetario” e anche a “livello nazionale le misure fiscali devono rimanere accomodanti e concentrate sugli obiettivi”.

In questo difficile periodo molti dei nostri comportamenti, inclusi quelli relativi al lavoro, hanno subito e stanno subendo cambiamenti importanti. A tal proposito sono interessanti le pubblicazioni di Banca d’Italia nelle quali si mostra come il lavoro da remoto durante l’emergenza pandemica abbia dato risultati differenti, portando effetti positivi rilevanti per i lavoratori privati e per le imprese, mentre nella Pubblica amministrazione questi sono stati più limitati e legati ad alcune carenze in competenze e investimenti.

Ma la crisi provocata dalla pandemia ha inciso ovunque, profondamente e direttamente nel mondo del lavoro. Secondo i dati ILO è andato perso l’8,8% delle ore lavorative a livello globale durante il 2020, rispetto al 2019. Questo calo è pari a 255 milioni di posti di lavoro a tempo pieno e circa quattro volte maggiore quello sperimentato durante la crisi finanziaria globale del 2009.

Aiutano a comprendere il quadro della “situazione lavoro” in Italia i dati Inps su Cig (oltre quattro miliardi di ore autorizzate per l’emergenza sanitaria) e l’Osservatorio Precariato che mostra come, rispetto allo stesso periodo del 2019, nel 2020 le assunzioni da privati siano diminuite di circa il 31%.

E a novembre, scrive l’Istat in “Fatturato e Ordinativi dell’Industria”, l’indice di fatturato segna una flessione congiunturale, tornando sostanzialmente ai livelli di settembre. Un altro passo indietro.

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